Build, Pimp & Play your Cracklebox! Laboratorio costruzione cracklebox con Alex Pierotti

Build, Pimp & Play your Cracklebox
Laboratorio costruzione cracklebox
con Alex Pierotti

cracklebox

in collaborazione con SSRG onlus

LOGONEWok

Dal 18 al 20 ottobre 2012, il Teatro Coppola ospiterà il laboratorio Build, Pimp & Play your Cracklebox, workshop di costruzione di un Cracklebox (primo sinth audio alimentato a batteria) con Alex Pierotti.
Ai partecipanti del laboratorio saranno forniti tutti i componenti elettronici necessari alla realizzazione della cracklebox, strumento che realizzeranno con le proprie mani con l'ausilio di sole forbici, un saldatore e un cutter. Non è necessaria nessuna competenza o conoscenza di natura elettronica.
Al termine del laboratorio, ogni partecipante avrà realizzato il proprio strumento, ognuno diverso dall'altro, con il quale creeranno una vera Cracklebox Orchestra che si esibirà, accompagnata altri musicisti, sul palco del Teatro Coppola, giorno 20 ottobre 2012 alle ore 21.00. La performance sarà aperta al pubblico.



Il laboratorio ha una durata complessiva di 15 ore, articolate secondo il seguente calendario:
18 ottobre dalle 16 alle 19
19 ottobre dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19
20 ottobre dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19 e performance della Cracklebox Orchestra alle ore 21 (aperta al pubblico)

 

Il laboratorio ha un costo complessivo di 90 euro, comprensivi di tutti i componenti per realizzare la cracklebox.
Il numero massimo di iscritti è 15.
I partecipanti potranno iscriversi al laboratorio inviando una email con i propri dati (nome, cognome, telefono) inviando una email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. . Sarà necessario versare una quota d'anticipo di 30 euro entro il 14 ottobre. Le modalità saranno concordate via email.

 

Che cos'è il Cracklebox?

Il Cracklebox o Kraakdoos è probabilmente il primo 'sinth' audio alimentato a batteria, dotato di altoparlante interno, quindi completamente autonomo e portatile. Archetipo del circuir bending, capace di produrre una gamma di noises, glitches e pitches irripetibili, è stato disegnato da Michel Waisvisz negli anni '70. Annoiato dalla perfezione raggiunta dalle macchine, proponeva una alternativa 'instabile' ai sintetizzatori analogici dell'epoca. Sono le dita, le loro posizioni, la pressione che queste esercitano sulle placche, oltre che il corpo intero del performer a produrre i suoni "crackle" diventando vero e proprio elemento elettrico del circuito.

 

Cosa prevede il laboratorio?

 

Durante il workshop verranno introdotti alcuni elementi estetico-storici, affrontate le fasi di comprensione tecnica e quelle relative alla realizzazione pratica dello strumento replicando lo schema originale degli anni 70.
Seguendo alcune suggestioni lasciate da Michel Waisvisz , verranno illustrate e potranno realizzarsi alcune delle modifiche sviluppate dal conduttore del workshop riguardanti la regolazione della stabilità-instabilità del circuito originale, placchette-pads addizionali, timbro e l'uscita audio di linea. Sono inoltre incoraggiati l'utilizzo di materiali ricilicati e soluzioni alternative alla originale architettura dello strumento.
Infine verranno esplorati alcuni possibili utilizzi della cracklebox, il trattamento del suono per la sua amplificazione e sviluppato un progetto per la istant performance. A tale proposito si prega di inviare al conduttore il proprio progetto di un set comprensivo degli eventuali strumenti personali a disposizione che si intendono utilizzare.
Nel workshop è previsto il concerto finale da parte degli allievi, il loro strumenti autocostruiti per la Crackelbox Orchestra.

 

Quali materiali sono necessari?

Tutti i materiali per la realizzazione dello strumento vengono forniti. Non sono necessarie competenze specifiche in elettronica quanto piuttosto un attitudine ai lavori manuali, curiosità ed attenzione.
Ogni partecipante dovrà portare con se solo un saldatore per elettronica da 25a 45 watt max con punta nuova e pulita di tipo fine 1.2 - 2mm ), un paio di forbici - tronchesi da elettricista, un cutter. Multimetro per misure elettriche ed altra dotazione di utensili correlati non sono obbligatori ma sicuramente benvenuti.

 

Chi è Alex Pierotti?

Alex Pierotti lavora sulla ricerca timbrico-emotiva costruendo macchine, circuiti, spazi sonori e relazioni umane. Collabora da oltre 15 anni con la RAI, università e istituzioni. Ha condiviso il lavoro con Matthias Bauer (GER), Aleksandar ZAR Caric (Srpsky Rep.), Carlo Massarini, Angelo Olivieri, Marco Ariano, Antonio Borghini (IT), Paulo Fresu, Tania Carvalho, Luis Guerra De Lacoi (PORT), Fabrizio Pieroni (Arg), Mauro Martinuz (Tuna Rep), Marko Sestilic (CRO), Silvia Pereira (PORT), Borbála Szente (Hung), Paolo Giaro (IT), Mireia Aragones (Spain), Les Etoiles D' Essaouira (Morocco), Yuval Avital (ISR), Taja Scepanovic (Srpsky Rep.), Renzo Ruggieri, Luca Miti (Ita), Bepi Monai (Fra), Sean Rooney (Canada), Marcello Sambati, Ainul Aoqui (Pakistan), Alberto Arcari (Ita), Karpov and Kasparov (Lit), Julian Percy (Aus), Roberto Bellatalla, Antonio Bilo Canella (Ita), HosseinTaheri Reza Keradman (Iran). Dicono di lui http://www.theremin.altervista.org/cv.html

 

 

"It could be learned by playing by ear and developing experience and manual/mental skills instead of having to dive into a world of logic, functions, electronic theory or methods.
One could play an electronic instrument in direct relation to the immediate musical pleasure of performed sound; it could translate human musical touch and gesture into the sound world in a more continuous and dedicated way.
A lots of pleasure from the fact that there is, and is, no universal notation for sound.
...someone who controls, tweaks, navigates the electronic sound creation process in a very distant, minimal effort strategy and mistakenly suggesting the making of music is a purely cerebral affair.
The laptops are loosing their perfect shine as digital culture becomes mainstream and 'high tech' culture associated with the war machinery. New and old alternative approaches are needed."
Michel Waisvisz

 

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