Margini

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"Margini" è la nuova rassegna musicale del Teatro Coppola di Catania, dedicata agli autori più felicemente controversi - quanto incollocabili - della scena italiana.

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"màrgine s. m. (ant. f.) [lat. margo -gĭnis, m. e f.] 2. fig. a. In locuz. particolari: al m., e più spesso ai m. di ..., al limite, in una posizione di confine, in una situazione che non è più o non è ancora quella di riferimento."
Il margine per definizione delimita uno spazio. Pone un prima e un dopo, un qui e un lì, prevede una presa di posizione in senso letterale: da questa o da quella parte.

Anche gli integralismi – politici, economici, religiosi, personali, alimentari, estetici, sessuali, filosofici – definiscono un noi e un voi. È doveroso appartenere a qualcosa e pretendere una collocazione: da questa o da quella parte.
Eppure esiste uno spazio di mezzo, quella porzione infinita che sta proprio dentro la linea di demarcazione, l’informe indeterminato che è la terra di nessuno e che non ha dimora all’interno di quella rigida struttura binaria. In questo quadro, delimitato dalla ricerca ossessiva della perfezione, chi è l’outsider?
Non è certo colui che si tira fuori, rinunciando alle cose o indugiando nell’osservazione acritica. Non è il “forestiero della vita”.
Piuttosto sta in mezzo, in bilico tra la sospensione della grazia e l’attrattiva dell’oscurità. Non è un uomo ordinario, e neppure un vero eletto. Abbastanza lucido per rendersi conto che la vita non è ciò che appare, ma nemmeno ciò-che-è, egli prova audacemente a trasformare la propria vicenda in un’avvincente corsa a ostacoli dello spirito. Non è toccato dalla misericordia dei santi, così come non ha la tempra degli illuminati. Egli non è un dormiente, eppure non è completamente risvegliato.
Per questa sua natura non rintracciabile, non di rado, la società lo teme.
E lo massacra.
“There is a crack in everything, that's how the light gets in”, canta Leonard Cohen.
Una crepa, un errore, un margine d’imprecisione attraverso il quale penetra la luce. Simile a quella pratica giapponese - il kintsugi – attraverso la quale si riparano gli oggetti preziosi riempiendo d’oro le linee di rottura. Le cicatrici, le crepe diventano margini di risoluzione. E raccontano una storia.
Ed è proprio al Teatro Coppola, spazio borderline aperto a ogni contraddizione, che nasce “Margini”, rassegna dedicata agli autori più felicemente controversi – quanto incollocabili – della nostra scena musicale italiana.

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