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Apertura Settima Stagione · Ottobre

ottobre2017

 

12 ottobre | Il sogno del marinaio

 

con Mike Watt ( Iggy And The Stooges / Minutemen )
Paolo Mongardi ( ZEUS / FUZZ ORCHESTRA )
Stefano Pilia ( In Zaire / Massimo Volume / Afterhours
)


Ingresso con sottoscrizione minima di 5 €

★★★

In occasione dell'apertura della settima stagione del Teatro Coppola - Teatro dei cittadini, il 12 Ottobre si esibirà uno dei bassisti più influenti e originali degli anni 80: mike watt, una leggenda vivente.
Già parte degli storici Minutemen, FireHose e moltissimi altri gruppi (tra i quali gli Stooges di Iggy Pop), nella formazione "Il sogno del Marinaio" verrà accompagnato da due tra i più talentuosi musicisti italiani Paolo Mongardi (ZEUS!/Fuzz Orchestra) e Stefano Pilia (In Zaire / MassimoVolume / Afterhours / Rokia Traoré Malian).
Nata da un’idea di Stefano Pilia nel 2009 e con all’attivo i due album “La Busta Gialla” e “Canto secondo”, prende le mosse e ruota attorno allo stile unico e inimitabile di Mike Watt, un ibrido di jazz-funk-punk che lo ha reso una delle figure chiave e più importanti della scena hardcore statunitense. Da questo suono originale nascono le improvvisazioni del trio, poi tramutate in canzoni grazie all’abilità dei musicisti e al sempre maggiore affiatamento della band che li ha portati a ritrovarsi per la creazione del secondo disco.


 

21, 22 ottobre | Rock Oedipus 

 

Liberamente ispirato a testi di Sofocle, Eschilo, T.S.Eliot, B. Brecht, G. Debord

Ideato, diretto e interpretato da Manolo Muoio

Sound engineering and live music Luca Pietramala

Consulenza ai costumi Rita Zangari

Trucco Marinella Giorni

Il “casco di Edipo a Colono” è realizzato a mano con materiali riciclati da Ilenis Hernández

Le foto di scena sono di Francesco Tenuta

Ore 21:00 |  INGRESSO CON SOTTOSCRIZIONE VOLONTARIA

★★★

Uno dei miti più commoventi e ambigui della civiltà occidentale racconta di un uomo che cerca la sua origine. Nel cammino verso la sua identità uccide il padre, genera con la madre figli-fratelli, porta la peste a una intera popolazione. Si esilia, se ne va solitario. Ma una fanciulla lo segue. Anni dopo, quando ella ritorna nella sua città, Tebani si scontrano con Tebani. Fratelli godono torturando i fratelli. I bambini portano armi, hanno imparato a sgozzare. Violenza e orrore: Tebe è il cuore dell’oscurità. Di fronte alla guerra civile in cui i suoi fratelli si sono reciprocamente uccisi, Antigone prende posizione. Non difende suo zio Creonte e la legge dello Stato che egli rappresenta. E non fugge sul colle per unirsi all’esercito del fratello in guerra contro lo Stato. Conosce il ruolo che ha scelto. E compie l’azione che le permette di essere leale verso il suo ruolo. Esce di notte dalla città e va al campo, prende un pugno di polvere e lo sparge sul cadavere del fratello a cui Creonte ha negato sepoltura. Un rituale simbolico, vuoto e inefficace contro l’orrore. Che compie per necessità personale. E che paga con la vita. Questo è il teatro: un rituale vuoto e inefficace che riempiamo con il nostro “perché”, con la nostra necessità personale. Che in alcuni Paesi del mondo si celebra nell’indifferenza. E in altri può costare la vita a chi lo fa.         

[Eugenio Barba – “La canoa di carta”]

Nel buio, colto dalla paura, un bambino si rassicura canticchiando. Cammina, si ferma al ritmo della sua canzone. Sperduto si mette al sicuro come può o si orienta alla meno peggio con la sua canzone. Essa è come l'abbozzo nel caos di un centro stabile e calmo. (...) C'è sempre una sonorità nel filo d'Arianna. O il canto d'Orfeo."      

[G. Deleuze/F. Guattari – "Millepiani. Capitalismo e schizofrenia"]

 

Rock significa scuotere, far vibrare, far tremare, ma vuol dire anche cullare. Era da molto tempo che cullavo dentro di me lo spirito profondo di un personaggio che a più riprese mi è capitato di incontrare negli spettacoli fin qui interpretati come attore: “Edipo il rosso”; ma anche la curiosità per altri caratteri delle stesse opere (Antigone, Polinice, il coro tebano) - che mai mi era capitato di affrontare direttamente sulla scena -, i saggi filosofici che a questo mito si sono ispirati e che ho letto voracemente più e più volte, storie di vita individuale e molto altro vissuto e rimosso autobiografico con i quali essi hanno cortocircuitato nel tempo. Quando Lindo Nudo - regista e direttore artistico di Teatro Rossosimona, la compagnia con la quale è iniziato il mio cammino nel teatro e che ho contribuito a fondare quasi vent’anni fa – mi ha chiesto di partecipare con un mio "pezzo" alla rassegna “Passato Presente Futuro” presso il Piccolo Teatro dell’Università della Calabria nel maggio 2016, offrendosi di produrre un mio lavoro originale, quei materiali d'attore con i quali ho a lungo convissuto, che ho nutrito e fatto crescere nel silenzio e nella solitudine della sala prove, sono riemersi prepotentemente. Allora ho capito che era arrivata l’ora di tornare a scuoterli, a farli vibrare e tremare, sulle tavole del palcoscenico. Sono stati mesi di ricerche, riflessioni, tentativi che non convincevano mai troppo. Alla fine sono entrato in sala, comprendendo che soltanto nel luogo dove questi fantasmi mi avevano così a lungo attraversato, avrei potuto trovare la chiave per farli tornare a nuova vita. Dopo qualche settimana di immersione totale, finalmente è venuto fuori questo mio strabico, personale Edipo, che in qualche modo parte dallo spettacolo PIEDI GONFI, LA STIRPE DI EDIPO (2001) di cui fui protagonista quindici anni addietro ("tre illusori lustri") e va "irrevocabilmente a scontrarsi" con altre tappe imprescindibili del mio percorso: le teorie estreme e dirompenti dell’internazionale situazionista; la fascinazione profonda per il frammento, mutuata da un incontro precoce con la Waste Land di Eliot; i Sette a Tebe, in un allestimento del quale fui Eteocle nel 2007; la coreografia contemporanea, esplorata a lungo con alcuni formidabili maestri; l’incontro con le danze primitive dell'indimenticato Augusto Omolù, ma, soprattutto, l’estasi psichedelica del rock’n’roll. Da un punto di vista squisitamente freudiano, come per molti, fu il rock il mio proprio personale “edipo”. I viaggi estivi a Londra alla metà degli anni ’80 mi fecero incontrare quella musica fino ad allora mai ascoltata. Le prime esperienze con le droghe, l’estetica nichilista del punk, il nomadismo dello stile, che avrebbero completamente trasformato la mia esistenza (Rock’n’roll save your soul!). La performance ha preso forma dipanandosi fra continue contaminazioni e rimandi infra-testuali. Dai frammenti dell’antica tradizione tragica - che hanno attraversato i millenni conservando intatta la loro straordinaria potenza e forza evocativa - alle lucide invettive di Guy Debord; dagli squarci visionari di Eliot, alle canzoni che più mi hanno segnato in questa particolarissima discesa agli inferi. Le tracce di Doors, Stooges, Velvet Underground affiorano attraverso la musica, ma anche in molteplici rimandi iconografici, suggestioni emozionali, brandelli di memoria fisica e immaginifica. Edipo è il front-man, il re-guaritore, il re-sciamano. Testimonia di altre relazioni con le donne, coi bambini, con gli animali, perché è egli stesso preso in infiniti “divenire-donna, divenire-bambino, divenire-animale” (Deleuze). Ed è anche l'attorice o l’attricere (Julian Beck) in transito perenne tra illusione e realtà, che abita qui un deposito perduto di testi, memorie e oggetti-feticcio, precipitato in un “piccolo-privato-perverso” immaginario rock. Quello che ci ha portato a uccidere i padri e a partire alla cieca verso mondi sconosciuti. Un pugno di oscure e affilate tracce psichedeliche scaturisce live dalla Stratocaster di Luca Pietramala, che accompagna personaggio e performer in questo “scombinato” viaggio, alla deriva fra teatro, rock e performance. La tragedia nasce dallo spirito della musica. Dopotutto ogni attore non è altro che un cantante mancato. Certamente stoneremo qualche nota, ma abbiamo imparato bene che quello che conta di più è l'attitudine.

[Manolo Muoio]

 

27 ottobre | Leggo Presente Indicativo presenta:

 “Teoria della classe disagiata” di Raffaele Alberto Ventura - Minimum fax editore

OE 21:00 | INGRESSO CON SOTTOSCRIZIONE VOLONTARIA

 

Dialoga con l'autore Giuseppe Lorenti | Letture di Emiliano Cinquerrui | Selezione musicale di Renato Mancini |

"Pensare da ricchi, vivere da poveri".

Questo libro inizia da me, come dire che inizia da noi. Noi non siamo stati preparati per questa vita agra ma per un'altra meravigliosa. Il problema è che quella vita non esiste.

 

 

 

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