5

Il cinque è tentazione.
Irruzione dell'altro nel quadrato.
Lo straniero, il matto, l'uno che irrompe nel quattro e per addizione lo risveglia.
Il cinque non ci fa paura.
La tentazione dell'altro scuote il salvadanaio della miseria e l'arroganza del giardino curato con l'aspirapolvere.
Nell'altro e dall'altro si mette in discussione la geometria delle sicurezze, l'ordine a misura della vanità dei condannati.
La solitudine del branco cerca compagnia nei capi. I capi rimestano nella bile suolo, sangue, nazione e povertà.
I reticolati non sono mai dismessi. Socchiusi, a volte, come sportelli di collocamento, restano la mesta bandiera della ragioneria penitenziaria. Siamo carcerati nella nostra comunità, nella nostra morale condivisa, nella comune percezione del bene e del male, della sessualità, dell'ordine mentale. Lucidiamo filo spinato come si fanno scorrere i grani del rosario.
Il cinque è tentazione.
Il cinque è l'altro. Straniero, frocio, abusivo, pazzo, illegittimo, diverso, disertore e balordo.
La quinta stagione non esiste in natura, per questo non si chiede il permesso di prenderla.

StampaEmail