Una stagione di bisogni

Da nove mesi lavoriamo alla ricostruzione di quello che è stato il primo teatro comunale della città di Catania, distrutto dai bombardamenti alleati dell'ultima guerra e cancellato dalla memoria cittadina da amministrazioni comunali dedite al malaffare e all'immobilismo burocratico. Grazie a un'azione pubblica di riappropriazione, al lavoro volontario, alle donazioni di materiali, conoscenze e contributi economici, il Teatro Coppola ha riaperto le sue porte ridiventando Teatro dei Cittadini. Luogo sociale per le arti e la creatività individuale e collettiva, dove sperimentare esperienze di gestione condivisa e paritaria. Non abbiamo iniziato questo percorso di cittadinanza diretta partendo da un programma ma da un atto di volontà, mossi dai bisogni. Oggi, a dieci mesi da quel primo gesto di liberazione, sottolineiamo ancora una volta come l'unico nostro programma sia quello sperimentato giorno per giorno nelle necessità che avvertiamo in quanto artisti appartenenti alla comunità dei cittadini. L' urgenza di una spontaneità sociale che rivendichi il diritto di ognuno a fruire e gestire spazi appartenenti alla pubblica proprietà, abbandonati o a rischio di speculazioni private. La difesa di aree culturali e lavorative indipendenti da valori ufficialmente imposti per difendere il profitto di pochi contro i diritti e la dignità di tutti. In tal senso abbiamo scelto la pratica dell'autorganizzazione e del mutuo appoggio per la formazione, la produzione, la promozione e la rappresentazione artistica. Contro una gestione esclusiva dell'arte fatta di grandi eventi, clientele, parentadi e sovvenzioni a pioggia. Non vogliamo illuderci nella rappresentazione teorica di una società futura ma praticare una diversa esperienza di organizzazione umana, radicata nel quotidiano, che operi di fianco alle tendenze autoritarie delle amministrazioni e a dispetto di esse, dove ognuno si faccia carico del proprio ambiente, del proprio lavoro e della qualità della propria vita. Per un teatro che sia spazio, strumento, patrimonio comune di liberi cittadini.

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Con Macao per Milano

Dopo gli sgomberi della Torre Galfa e di Palazzo Citterio, i lavoratori e le lavoratrici milanesi dell'arte occupano la palazzina liberty dell'ex macello comunale. Il collettivo Macao non si ferma e risponde alla retorica delle assegnazioni e dei bandi, dietro cui si nasconde l'amministrazione comunale, con un legittimo atto di cittadinanza diretta.
Allo stato di abbandono e ai tentativi di alienazione dei beni pubblici in favore degli interessi privati
si ribatte con l'assunzione di responsabilità collettiva, con la riqualificazione e l'autogoverno dal basso, con la creazione e la distribuzione orizzontale della conoscenza.
Il Teatro Coppola Teatro dei Cittadini di Catania esprime la sua piena solidarietà a questa nuova rivendicazione di dignità e partecipazione civile.
La cultura non si sgombera e non si assegna.

Teatro Coppola Teatro dei Cittadini, Catania 

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Per un teatro dei cittadini

Siamo lavoratrici e lavoratori siciliani della cultura e dello spettacolo: artisti, maestranze, operatori. Una forza sociale a lungo disgregata e invisibile. Siamo da sempre costretti alla fuga, a rincorrere nell'emigrazione o nell'accomodamento il senso di un percorso di studi, preparazione e passione; le prime vittime di una politica che non riconosce il lavoro culturale come risorsa economica e civile e continua a privare la nostra terra dei suoi innumerevoli talenti. Oggi vogliamo essere una forza unitaria, determinata a tramutare le nostre professionalità in bene materiale da mettere a disposizione della comunità.

Rivendichiamo pertanto il diritto, e ci assumiamo il dovere, di riappropriarci e prenderci cura di un bene comune abbandonato per restituirlo alla storia della città.  Crediamo fermamente che rimettere in discussione la gestione della pubblica proprietà sia condizione imprescindibile per sperimentare nuove forme partecipate e consapevoli di organizzazione del territorio, del lavoro e della creatività collettiva; che la pubblica proprietà debba ritornare a essere luogo dei diritti e del poter fare, contro l'indiscriminato accumulo privato, il commercio fuori controllo, l'abbandono del patrimonio e l'alienazione dei beni comuni operata dalle caste amministrative di ogni colore.

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