Teatro Pinelli Occupato | Messina Comunicato stampa 16 dicembre duemila12

 

Ieri dopo una giornata di mobilitazione antifascista abbiamo occupato i locali dell’ Ex Teatro in Fiera di Messina. Abbiamo voluto intitolare questo nuovo spazio a Pinelli nell’anniversario del suicidio (di stato) avvenuto dentro la questura di Milano nel ’69 in una delle fasi più conflittuali e importanti della storia del nostro paese. Con questa azione sentiamo di continuare un percorso di mobilitazione che coinvolge, seppur in forme diverse, gran parte della città. L’urgenza che ci ha spinto ad agire si sta diffondendo in tutto il paese con risultati propositivi, nuove pratiche costituenti, spazi aperti, a partire proprio dai teatri.

Questa occupazione ha l’obbiettivo di restituire alla città un bene fondamentale per la crescita civile e culturale della comunità e che invece da decenni è abbandonato nel più totale degrado.

Avremmo voluto donare un “nuovo” teatro, ma abbiamo scoperto un cratere: al posto della platea un cumulo di macerie, emblema dello smottamento culturale e civile che ha investito questa città negli ultimi vent’anni. Un teatro che adesso è simbolo del fallimento assoluto di un’intera classe dirigente che a fronte di mega progetti sponsorizzati da soggetti privati (o da soggetti pubblici subalterni a interessi privati) non ha avuto cura di un bene pubblico così prezioso. Non solo il teatro: l’intero plesso fieristico…oltre 30 mila metri quadri sottratti alla collettività.

Un’assemblea cittadina composta da oltre duecento cittadini nel pomeriggio ha rivendicato le ragioni di questa azione: gli spazi della Fiera devono essere accessibili, comuni, svincolati da ogni logica legata al profitto e al mercato. I soggetti formalmente pubblici che hanno privato la città di questi spazi non hanno la credibilità per proporre alcunché, né il compito può essere delegato a una commissione composta in prevalenza da soggetti privati con interessi speculativi. Ci prendiamo il tempo necessario per un confronto reale tra cittadini, lavoratori dello spettacolo, movimenti. Domani alle 18,00 al padiglione 7 si terrà una nuova assemblea cittadina, nel frattempo negli spazi agibili del teatro sono in corso concerti, performance, prove aperte, djset, assemblee permanenti.

Arrendetevi siamo pazzi

I pazzi aprono le vie che poi percorrono i savi.
Carlo Dossi, Note azzurre

Da Wikipedia: la follia viene identificata come una mancanza di adattamento che il malato mostra nei confronti dell'ambiente, tenendo ben presente che la definizione della follia è influenzata dal momento storico e dalla cultura

Voi eravate lì, mentre il cavaliere sgangherato si scagliava cuore e voce, contro quei mulini a vento che lo avrebbero scaraventato nel fango o proiettato tra le stelle. Eravate lì e ridevate di lui. Ne ridevate perchè ne avevate paura.

Ed eravate ancora lì quando quel monaco domenicano inventava un nuovo dio, sconvolgendovi nelle impolverate tonache. Eravate lì, e lo bruciavate vivo. Lo bruciavate perchè ne avevate paura.

Ed eravate ancora lì mentre un piccolo pazzo sollevava la bella Napoli contro la tirannide spagnola. Eravate lì, e lo tradivate. Lo tradivate perchè ne avevate paura.

Poi venne la storia, la grande amica di tanti folli, a riservare un posto d'onore a loro come a tanti altri, e a far cadere la vostra paura in un oblio tiepido e confuso.

Per questo nostro grande dono, per la vostra paura:

ARRENDETEVI, SIAMO PAZZI!

Asilo della conoscenza e della creatività
MACAO
Nuovo Cinema Palazzo
S.a.L.E Docks
Teatro Coppola - Teatro dei Cittadini
Teatro Garibaldi Aperto
Teatro Valle Occupato

arrendetevi teatrocoppola

CONTRO IL M.U.O.S NESSUNO RESTI SOLO

Dopo il dissequestro del cantiere del M.U.O.S di Niscemi da parte del Tribunale delle Libertà, le manovre per il completamento dell'ennesima macchina da guerra americana in terra di Sicilia sono riprese in grande stile.
Alla Sughereta di Niscemi si aspetta l'arrivo delle antenne e della gru che servirà a metterle in piedi.
Le autorità amministrative siciliane, che prima delle elezioni regionali si erano scamiciate contro l'installazione del M.U.O.S, si girano dall'altra parte mimando l'affanno per la rivoluzione sicula appena cominciata.

Le tante bandiere e sigle che avevano affollato la manifestazione del 6 Ottobre scorso, al momento sono impegnate in faccende ben più importanti che una semplice scaramuccia territoriale.
Alla Sughereta di Niscemi restano solo i Niscemesi. Da soli.

Ancora una volta non si comprende, o si fa finta di non comprendere, che ogni scempio, sopruso, ingiustizia, perpetrata in qualsivoglia angolo dimenticato della Sicilia riguarda ognuno di noi. Il diritto di ognuno di noi a determinare il presente e il futuro della nostra terra.
I Niscemesi presidiano giorno e notte la base americana per impedire il transito degli autotreni e del carico di offese che trasportano.

Non lasciamoli soli.
Che nessuno resti solo di fronte alla violenza dei potenti.

Non far pagare un biglietto d'ingresso

Non far pagare un biglietto d'ingresso non significa che non si stia lavorando. Al contrario, arte e cultura necessitano di tanto lavoro e di tante diverse professionalità. Noi stiamo cercando di strappare questo lavoro e queste professionalità allo stato di merce in cui sono stati ridotti da una pratica impunita del profitto. Lasciare un contributo volontario, in base alle possibilità di ognuno, vuol dire condividere il valore di uno spettacolo, vuol dire valutare da soli il rispetto che questo lavoro merita. Acquistare un biglietto è pagare della merce. Sostenere liberamente l'arte e la cultura vuol dire esserne responsabili in prima persona.

COMUNICARE TEATRO

Laboratorio per la comunicazione del teatro indipendente e a basso budget, dai canali classici ai nuovi media

con l’Ufficio Stampa del Teatro Coppola

 

COMUNICARE TEATRO è un workshop che nasce dall’esperienza di un anno di comunicazione del Teatro Coppola Teatro dei Cittadini. È un laboratorio che vuole fare dell’autoformazione e dell’esperienza sul campo la propria ricchezza. Non tutto il teatro è uguale e non tutto il teatro ha a propria disposizione fondi da investire per la propria comunicazione.  Talvolta per necessità, talvolta per scelta, ci si trova esclusi dal meccanismo di finanziamento pubblico, dalle società di produzione, dalle grosse sponsorizzazioni e ci si ritrova ad affrontare produzioni in maniera del tutto indipendente, autofinanziandosi, o – come sempre più spesso succede – ricorrendo a produzioni dal basso, che prevedono l’adesione sotto forma di sottoscrizione popolare mediante la quale finanziare un progetto teatrale.

 

L’esperienza del Teatro Coppola, occupato, autogestito e autofinanziato, è stato il banco di prova per sperimentare, per scelta volontaria, una metodologia di comunicazione a budget pari quasi a zero che ha prodotto ottimi risultati: visibilità degli spettacoli sui media locali e nazionali, attività di critica e di recensione, ma anche (e soprattutto) una forma sperimentale di promozione del tipo bottom-up, che pensa lo spettatore come un soggetto attivo e capace di dare il suo contributo al processo di creazione teatrale.

Basandosi sul caso di studio della campagna di comunicazione dedicata alla prima produzione del Teatro Coppola (lo spettacolo Come Bach, coprodotto insieme alla compagnia Lavoro Nero Teatro), il laboratorio affronterà tutti gli argomenti della comunicazione e promozione di un lavoro teatrale, dall’informazione ai mezzi di comunicazione di massa attraverso stampa, audiovisivi e web, alla comunicazione esterna rivolta ai cittadini, alla collettività, e agli enti attraverso ogni modalità tecnica e organizzativa, con attenzione particolare ai social network e ai nuovi media nelle forme più innovative, low budget, virali e legate al web 2.0.

Il laboratorio è aperto a tutti: dalle compagnie o gli artisti che vogliono promuovere la loro attività in prima persona, ai comunicatori della cultura e del teatro, agli studenti che vogliono relazionarsi praticamente con la gestione della comunicazione teatrale, agli organizzatori interessati alle forme di comunicazione low budget.

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le recensioni, la critica e il follow up dopo lo spettacolo

approfondimento

il live view, lo streaming, il twittering live e la comunicazione in tempo reale sul web durante lo spettacolo.

Il laboratorio si occuperà di progettare e realizzare la campagna di comunicazione per spettacolo “Come Bach”, prima produzione originale del Teatro Coppola Teatro dei Cittadini e della compagnia Lavoro Nero Teatro (www.teatrocoppola.it/comebach), in debutto alla fine di dicembre. Ai partecipanti saranno forniti tutti i materiali a disposizione sullo spettacolo per lavorare su tutte le fasi di produzione della comunicazione, insieme alla visione diretta dello spettacolo (diviso in due studi) giorno 28 e 29 novembre.

Calendario degli incontri:

lunedì 26 novembre, ore 15-18

Primo incontro

mercoledì 28 novembre, ore 21-23

Spettacolo “Come Bach” (primo studio) di Lavoro Nero Teatro

giovedì 29 novembre, ore 21-23

Spettacolo “Come Bach” (secondo studio) di Lavoro Nero Teatro

sabato 1 dicembre, ore 15-18

lunedì 3 dicembre, ore 15-18

lavoro sulla comunicazione

martedì 4 dicembre, ore 15-18

lancio della campagna di comunicazione

venerdì 7 dicembre, ore 15-18

prima analisi e rassegna stampa

Tutti gli incontri si terranno al Teatro Coppola Teatro dei Cittadini, in via del Vecchio Bastione, 9 – Catania. I partecipanti potranno portare con sé i loro computer portatili per lavorare.

ISCRIZIONI

Per iscriversi è necessario inviare una e-mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. indicando nome, cognome, email e un contatto telefonico.

Le iscrizioni dovranno pervenire entro il 25 novembre. Gli iscritti saranno contattati per conferma.

COSTO

Il laboratorio è gratuito, si richiede solo una piccola offerta volontaria destinata al Teatro Coppola Teatro dei cittadini.

Info:

www.teatrocoppola.it

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347 0112200

 

Lo sciopero ogni giorno

Cos'è il nostro lavoro?
Cos'è il nostro sciopero?
Noi non distinguiamo queste due parole in modo categorico. Il nostro lavoro diventa, attraverso la lente della normalità, uno sciopero. Ma quello che si può intendere come sciopero è tradotto nella nostra pratica in un lavoro liberato, un lavoro che continua nei giorni lavorativi e nei giorni in cui si sciopera, perché l'atto di pensare/realizzare un Teatro come questo è un gesto liberatorio che vale come comunicazione incessante rispetto a sistemi che non riconosciamo.

Noi scioperiamo ogni giorno,
siamo in sciopero dal 16 dicembre 2011

Ci siamo riappropriati di un Teatro, dei mezzi di produzione del nostro lavoro, di uno spazio di socialità e cultura, lo abbiamo sottratto all'autorità e restituito ai cittadini. L'abbiamo fatto convinti che la dignità di ognuno non si compra con un salario e che il tempo sottratto alle nostre vite dal lavoro forzato sia garanzia di potere e di profitto per pochi, oltre che strumento di alienazione e controllo sugli individui.
Abbiamo scelto di non delegare nessuno nel dichiarare, perseguire e realizzare i nostri bisogni, per liberare il nostro lavoro e i frutti del nostro lavoro dallo stato di merce: merce prodotta, merce chi la produce.
Il nostro sciopero consiste nel disertare un modello di produzione, disertarlo in maniera selvaggia e quotidiana, non riconoscendone l'autorità, delegittimandone i mezzi e i fini.
Scioperiamo ogni giorno praticando un lavoro altro, liberamente, sottraendolo alle leggi, ai programmi e alle istituzioni che queste leggi e questi programmi impongono come indispensabili.

Per una cultura che capovolga un mondo capovolto, in cui ognuno fa il contrario di quello che desidera e passa il tempo a distruggersi e a sognare quello che lo distrugge.

STATI GENERALI O MERCATI GENERALI

Giovedì 15 novembre 2012, Roma
IL TEATRO VALLE OCCUPATO CONTESTA I MIN. ORNAGHI E PROFUMO AGLI STATI GENERALI DELLA CULTURA INDETTI DAL SOLE 24 ORE

Stati Generali o Mercati Generali?
Ieri 14 novembre eravamo in piazza con i 50.000 studenti che hanno riempito Roma per partecipare allo sciopero generale europeo: c'eravamo come lavoratori dello spettacolo e della cultura, precari e intermittenti per definizione, per rivendicare il nostro diritto negato allo sciopero come forma di espressione del dissenso.
Oggi, dopo le violenze e l'assetto da guerra predisposto dalle forze dell'ordine, contestiamo i ministri Ornaghi e Profumo e le politiche economiche e culturali del governo per affermare che NON ABBIAMO PAURA, NON CI FACCIAMO INTIMIDIRE e per invitare tutte e tutti - precari, studenti, liberi cittadini - a chiedere la liberazione dei manifestanti arrestati e continuare a protestare, scendere in piazza in forme e modalità collettive.

Oggi al Teatro Eliseo vanno in scena i cosiddetti Stati Generali della Cultura alla presenza di imprenditori, presidenti di fondazioni bancarie e rappresentanti del governo: più che Stati Generali di una costituente della cultura ci sembra un meeting aziendale.

All'ordine del giorno il Manifesto per la Cultura del Sole24ore. Un manifesto che inizia con un'analisi condivisibile della condizione della cultura nel nostro Paese, ricordandone il gigantesco potenziale e incitando alla sua "valorizzazione". La soluzione proposta: "un forte intervento dei privati nella gestione della cosa pubblica". Pericoloso auspicio alla luce di quello che sta accadendo negli ultimi mesi, perché è proprio questo paradigma che ha portato in questi anni alla privatizzazione progressiva del patrimonio paesaggistico e culturale, fino alla vera e propria svendita previsa dalla spending review. Il danno irreparabile è la frammentazione di un patrimonio che appartiene a titolo di sovranità alla comunità e in cui tutti ci riconosciamo come identità collettiva.

È sul dogma "Privato è meglio" che si basa un'economia dei beni culturali ridotta al parassitario trasferimento di risorse pubbliche in tasche private, senza creare posti di lavoro ma sfruttando un vasto precariato culturale. E non stupisce che il Manifesto abbia ricevuto l'immediata adesione dei ministri Passera, Profumo e Ornaghi. In particolare il ministro dei Beni Culturali Ornaghi, l'uomo che il giorno del giuramento dichiarò "non so cosa significa Beni Culturali", è l'immobile protagonista della più disastrosa politica culturale degli ultimi anni: lo scandalo della Biblioteca Girolomini, le navi da crociera che devastano Venezia, le ristrutturazioni commerciali di edifici storici, nomina della Melandri al MAXXI, progetto di privatizzazione di Brera (come fu anticipato dall'occupazione di Macao) e soprattutto i tagli alla cultura e al patrimonio previsti dalla spending review.

Le macerie, citate nel manifesto, sono state prodotte da precise scelte di politica culturale, con le quali l'attuale governo ha mantenuto un'assoluta continuità.
Sono dunque questi soggetti, gli stessi che ci hanno condotto tra queste macerie, coloro che vorrebbero dettarci le soluzioni?
Perché nel manifesto non sono nominati i lavoratori della cultura, già privi di diritti in Italia e massacrati dalla riforma Fornero?
Perché non si parla delle modalità di accesso al mondo del lavoro e della loro partecipazione ai processi decisionali?
Perché non è trattato l'accesso e la condivisione dei saperi?
E infine, qual è il modello che vengono a proporre? La tanto lodata cooperazione tra pubblico e privato sarebbe il modello Abete che prima depotenzia Cinecittà per favorire grandi speculazioni immobiliari, aprire un resort e intascarsi i profitti, alla faccia dei lavoratori e del patrimonio collettivo che Cinecittà rappresenta?

Come lavoratrici/lavoratori dello spettacolo, della cultura e della conosceza siamo qui oggi per dire con forza che il fine della cultura non è di produrre profitto ma di incarnare una comunità. La ricchezza che la cultura produce è prima di tutto sapere critico, crescita umana, liberazione culturale. Tale ricchezza, che appartiene a tutti noi cittadine e cittadini, non può essere smantellata e svenduta in nome del patto di stabilità e del profitto.

Per noi ora, parlare di cultura, significa parlare di trasparenza nei processi decisionali e di nuove forme di democrazia, perché la cultura è una delle vie di cui disponiamo per orientare le nostre vite fuori dal campo di dominio del mercato e del denaro.
Basta con i mercati generali! Invochiamo dei veri stati generali della cultura, dal basso, con chi la cultura la fa e la ama.

Teatro Valle Occupato

Racconti di combinazione - la programmazione tematica del Teatro Coppola da febbraio ad aprile 2013

Suonando due note contemporaneamente, l'orecchio percepisce note aggiuntive di varie frequenze pari ad opportune somme e differenze delle due note emesse: si parla in questi casi di suoni di combinazione. Ci piace immaginare che questo avvenga anche nel raccontare le storie, che più racconti della stessa storia generino automaticamente in chi li ascolta racconti aggiuntivi, al di là delle intenzioni dei narratori, dei mezzi usati, del percorso scelto da ognuno di loro: Racconti di combinazione.

È nella pratica di questa possibilità che Il Teatro Coppola Teatro dei Cittadini orienterà la propria programmazione da Febbraio ad Aprile 2013.
Muoveremo dalle suggestioni di un titolo/tema e chiediamo a tutti gli artisti disposti ad attraversare lo spazio del Teatro di fare altrettanto autonomamente e in assoluta libertà, di elaborare queste suggestioni, produrle e narrarle nei modi e nelle forme che riterranno opportune: wokshop, rappresentazioni teatrali, arti visive, proiezioni, concerti, letture pubbliche, presentazioni.


Andare, Camminare, Lavorare (il lavoro declinato in ogni sua possibile interpretazione: bisogno, rifiuto, sfruttamento, ricatto, dovere morale, talento, imposizione etc.) da Febbraio alla prima metà di Marzo.
Una legittima illegalità (cosa è illegale e cosa è legittimo pur rimanendo illegale) dalla seconda metà di Marzo a fine Aprile.

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