Contro la politica dello "Stupor Mundi"

Non ce ne vogliate, ma a noi di chiedere coerenza a Franco Battiato per una di quelle frasi («Mandiamoli in pensione i direttori artistici, gli addetti alla cultura...») che servono soltanto a "stilare" il testo di una canzone non ce ne frega niente.

Quello che ci preme sottolineare è invece che il primo atto del neogovernatore Crocetta rispetto alla questione culturale in Sicilia sia una malriuscita piroetta d'avanspettacolo, conclusasi con un maldestro inciampare sulla ribalta.

La cultura in Sicilia non ha bisogno di un altro direttore artistico, di direttori ce ne sono già tanti e puzzano di zavorra fradicia. Tanto meno servono supercommissari alla testa di una pletora di organizzatori di eventi bravi a investire coi soldi di tutti.

La politica, come al solito, gioca la carta dello "stupor mundi", della personalità di spicco che arriva in volo a salvare le sorti dei poveri cittadini meravigliati, a bocca aperta contro il cielo.

Noi crediamo che la cultura vada liberata, rimessa in circolo, condivisa.

Accentrare la cultura nelle mani di pochi (Teatri Stabili, Enti Lirici, Circuiti del Mito vari, Grandi Eventi etc...) serve solo a sequestrarla in favore di clientele e personalismi.

I luoghi di cultura vanno restituiti al quotidiano, non resi sterili dalle politiche protezionistiche delle sovrintendenze, strumento per lo più di rappresaglia politica fra bande, o vietati da una burocrazia che li amministra come il giardino di casa propria.

I fondi per la cultura vanno ridistribuiti secondo un progetto che valorizzi la formazione, i percorsi creativi, l'innovazione e i servizi di produzione, promozione, distribuzione e accoglienza dell'arte in Sicilia.

Per far questo un assessore serve a ben poco, uno a metà serve solo a se stesso.

Teatro Coppola Teatro dei Cittadini

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PISA SI MOLTIPLICA | NASCE IL MUNICIPIO DEI BENI COMUNI

Dopo neanche un mese dall’occupazione del Teatro Rossi, questa mattina è stato occupato l’ex Colorificio Toscano, ex fabbrica dismessa. Un gesto di riappropriazione che dà corpo al Municipio dei Beni Comuni, un percorso nato dal Progetto Rebeldia e poi allargato alla partecipazione di associazioni, spazi indipendenti, singol* cittadin* e attivisti.Pisa si moltiplica e risveglia dal torpore le sonnolente provincie della “buona amministrazione”.Amministrazione che il 13 ottobre aveva risposto militarizzando la città, una reazione ottusa e ridicola.La partecipazione della città alle azioni di questi mesi dimostra che la richiesta di nuove forme di democrazia diretta e costruite dal basso si fa urgente. E ci dice anche che se i governi insisteranno a trasformare la crisi in un’occasione per svendere il patrimonio collettivo a privati e speculatori saccheggiando diritti e tutele troveranno un’opposizione ampia da parte della cittadinanza.I beni comuni non si amministrano, si conquistano e si autogovernano. Gesti creativi che spalancano un altro futuro.

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Il Teatro Rossi di Pisa è aperto.

Quanto è magico entrare in un teatro e vedere spegnersi le luci.
Non so perché.
C'è un silenzio profondo, ed ecco che il sipario inizia ad aprirsi.
Forse è rosso.
Ed entri in un altro mondo.

Lynch

Teatro Ernesto Rossi di Pisa, 27 Settembre 2012: forse non c'è bisogno neppure di un sipario che inizia ad aprirsi per entrare in un mondo altro. Partiamo da luci spente in assenza di elettricità, anni di polvere depositata sulle assi di legno, piccioni che svolazzano sopra un palcoscenico abbandonato. All'interno di un luogo magico trascurato, dimenticato e lasciato all'incuria, ci ritroviamo per farlo vivere di nuovo, permettendo alle energie presenti in città, che non vogliono più disperdersi, di rivelare tutto il loro potenziale. Pisa è un territorio di scambi, incroci e contaminazioni, non una cartolina, perfetta e priva di vita. Un angolo di questa piazza, immobile e silenzioso dopo il tramonto del sole, può sperimentare forme di incontro tra cittadini e cittadine, lavoratori e lavoratrici, studentesse e studenti, giovani, anziani e bambini. Chiunque abbia voglia può far risuonare la propria voce dentro le sale di un teatro costretto ad un lungo, inesorabile ed inspiegabile silenzio. Il Teatro Rossi da anni non parla, sbarrato e invisibile di fronte allo sguardo indifferente delle aule universitarie che ne scrutano l'ingresso. Al Rossi non è concesso di parlare, perché dietro la patina superficiale dei grandi eventi culturali, le istituzioni cittadine si sono dimenticate del valore antichissimo dei suoi spazi, dove le persone possono conoscere e conoscersi, innescando processi di creatività che nascano dalla condivisione. Al Rossi da anni non si può parlare, perché un edificio settecentesco che appartiene a tutte e tutti noi è stato reso chiuso, impenetrabile, grigio.

Oggi, al posto del sipario, abbiamo aperto porte e finestre: al Rossi devono poter entrare luce, aria, voci, corpi, rumori, sedie, musica, chiacchiere, discussioni, dialoghi recitati, assemblee, idee e iniziative. Al Rossi devono poter entrare tutte le persone quelle che sanno vedere in un teatro un bene comune da costruire insieme, uno spazio da riempire ogni giorno. Lavoriamo sull'immateriale, nello spettacolo come nell'università, oltre un'asfissiante logica produttivista. Viviamo la precarietà che ci viene imposta stabilendo contatti e tessendo reti che ci liberino dalla retorica individualista della guerra tra poveri. Vi invitiamo a riconoscere quel che ci accomuna, dimenticando ogni sterile corporativismo e ogni frammentazione dei saperi; è arrivato il tempo di rischiare, mettendo in dubbio le certezze consolidate per scoprire dietro l'angolo qualcosa di nuovo. Non miriamo a qualcosa di già visto, non abbiamo nessuno da imitare, esitiamo a darci un nome perché non ci interessano definizioni e confini stabiliti: il teatro non ne ha, muta con il tempo e nel tempo subisce radicali rivoluzioni grazie alle passioni che scorrono dietro la scena.

Il Rossi non avrà bisogno di sipari, luci e silenzi come li conosciamo. Sarà una piazza, crocevia di incontri quotidiani, spazio fisico e non attraversato da donne e uomini pronti a immaginare, discutere, scrivere, ballare, suonare e recitare. Ci penseremo tutti noi, a renderlo un mondo altro.

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Build, Pimp & Play your Cracklebox! Laboratorio costruzione cracklebox con Alex Pierotti

Build, Pimp & Play your Cracklebox
Laboratorio costruzione cracklebox
con Alex Pierotti

cracklebox

in collaborazione con SSRG onlus

LOGONEWok

Dal 18 al 20 ottobre 2012, il Teatro Coppola ospiterà il laboratorio Build, Pimp & Play your Cracklebox, workshop di costruzione di un Cracklebox (primo sinth audio alimentato a batteria) con Alex Pierotti.
Ai partecipanti del laboratorio saranno forniti tutti i componenti elettronici necessari alla realizzazione della cracklebox, strumento che realizzeranno con le proprie mani con l'ausilio di sole forbici, un saldatore e un cutter. Non è necessaria nessuna competenza o conoscenza di natura elettronica.
Al termine del laboratorio, ogni partecipante avrà realizzato il proprio strumento, ognuno diverso dall'altro, con il quale creeranno una vera Cracklebox Orchestra che si esibirà, accompagnata altri musicisti, sul palco del Teatro Coppola, giorno 20 ottobre 2012 alle ore 21.00. La performance sarà aperta al pubblico.



Il laboratorio ha una durata complessiva di 15 ore, articolate secondo il seguente calendario:
18 ottobre dalle 16 alle 19
19 ottobre dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19
20 ottobre dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19 e performance della Cracklebox Orchestra alle ore 21 (aperta al pubblico)

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Una stagione di bisogni

Da nove mesi lavoriamo alla ricostruzione di quello che è stato il primo teatro comunale della città di Catania, distrutto dai bombardamenti alleati dell'ultima guerra e cancellato dalla memoria cittadina da amministrazioni comunali dedite al malaffare e all'immobilismo burocratico. Grazie a un'azione pubblica di riappropriazione, al lavoro volontario, alle donazioni di materiali, conoscenze e contributi economici, il Teatro Coppola ha riaperto le sue porte ridiventando Teatro dei Cittadini. Luogo sociale per le arti e la creatività individuale e collettiva, dove sperimentare esperienze di gestione condivisa e paritaria. Non abbiamo iniziato questo percorso di cittadinanza diretta partendo da un programma ma da un atto di volontà, mossi dai bisogni. Oggi, a dieci mesi da quel primo gesto di liberazione, sottolineiamo ancora una volta come l'unico nostro programma sia quello sperimentato giorno per giorno nelle necessità che avvertiamo in quanto artisti appartenenti alla comunità dei cittadini. L' urgenza di una spontaneità sociale che rivendichi il diritto di ognuno a fruire e gestire spazi appartenenti alla pubblica proprietà, abbandonati o a rischio di speculazioni private. La difesa di aree culturali e lavorative indipendenti da valori ufficialmente imposti per difendere il profitto di pochi contro i diritti e la dignità di tutti. In tal senso abbiamo scelto la pratica dell'autorganizzazione e del mutuo appoggio per la formazione, la produzione, la promozione e la rappresentazione artistica. Contro una gestione esclusiva dell'arte fatta di grandi eventi, clientele, parentadi e sovvenzioni a pioggia. Non vogliamo illuderci nella rappresentazione teorica di una società futura ma praticare una diversa esperienza di organizzazione umana, radicata nel quotidiano, che operi di fianco alle tendenze autoritarie delle amministrazioni e a dispetto di esse, dove ognuno si faccia carico del proprio ambiente, del proprio lavoro e della qualità della propria vita. Per un teatro che sia spazio, strumento, patrimonio comune di liberi cittadini.

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Per un teatro dei cittadini

Siamo lavoratrici e lavoratori siciliani della cultura e dello spettacolo: artisti, maestranze, operatori. Una forza sociale a lungo disgregata e invisibile. Siamo da sempre costretti alla fuga, a rincorrere nell'emigrazione o nell'accomodamento il senso di un percorso di studi, preparazione e passione; le prime vittime di una politica che non riconosce il lavoro culturale come risorsa economica e civile e continua a privare la nostra terra dei suoi innumerevoli talenti. Oggi vogliamo essere una forza unitaria, determinata a tramutare le nostre professionalità in bene materiale da mettere a disposizione della comunità.

Rivendichiamo pertanto il diritto, e ci assumiamo il dovere, di riappropriarci e prenderci cura di un bene comune abbandonato per restituirlo alla storia della città.  Crediamo fermamente che rimettere in discussione la gestione della pubblica proprietà sia condizione imprescindibile per sperimentare nuove forme partecipate e consapevoli di organizzazione del territorio, del lavoro e della creatività collettiva; che la pubblica proprietà debba ritornare a essere luogo dei diritti e del poter fare, contro l'indiscriminato accumulo privato, il commercio fuori controllo, l'abbandono del patrimonio e l'alienazione dei beni comuni operata dalle caste amministrative di ogni colore.

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Con Macao per Milano

Dopo gli sgomberi della Torre Galfa e di Palazzo Citterio, i lavoratori e le lavoratrici milanesi dell'arte occupano la palazzina liberty dell'ex macello comunale. Il collettivo Macao non si ferma e risponde alla retorica delle assegnazioni e dei bandi, dietro cui si nasconde l'amministrazione comunale, con un legittimo atto di cittadinanza diretta.
Allo stato di abbandono e ai tentativi di alienazione dei beni pubblici in favore degli interessi privati
si ribatte con l'assunzione di responsabilità collettiva, con la riqualificazione e l'autogoverno dal basso, con la creazione e la distribuzione orizzontale della conoscenza.
Il Teatro Coppola Teatro dei Cittadini di Catania esprime la sua piena solidarietà a questa nuova rivendicazione di dignità e partecipazione civile.
La cultura non si sgombera e non si assegna.

Teatro Coppola Teatro dei Cittadini, Catania 

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