CONTRO IL M.U.O.S NESSUNO RESTI SOLO

Dopo il dissequestro del cantiere del M.U.O.S di Niscemi da parte del Tribunale delle Libertà, le manovre per il completamento dell'ennesima macchina da guerra americana in terra di Sicilia sono riprese in grande stile.
Alla Sughereta di Niscemi si aspetta l'arrivo delle antenne e della gru che servirà a metterle in piedi.
Le autorità amministrative siciliane, che prima delle elezioni regionali si erano scamiciate contro l'installazione del M.U.O.S, si girano dall'altra parte mimando l'affanno per la rivoluzione sicula appena cominciata.

Le tante bandiere e sigle che avevano affollato la manifestazione del 6 Ottobre scorso, al momento sono impegnate in faccende ben più importanti che una semplice scaramuccia territoriale.
Alla Sughereta di Niscemi restano solo i Niscemesi. Da soli.

Ancora una volta non si comprende, o si fa finta di non comprendere, che ogni scempio, sopruso, ingiustizia, perpetrata in qualsivoglia angolo dimenticato della Sicilia riguarda ognuno di noi. Il diritto di ognuno di noi a determinare il presente e il futuro della nostra terra.
I Niscemesi presidiano giorno e notte la base americana per impedire il transito degli autotreni e del carico di offese che trasportano.

Non lasciamoli soli.
Che nessuno resti solo di fronte alla violenza dei potenti.

Non far pagare un biglietto d'ingresso

Non far pagare un biglietto d'ingresso non significa che non si stia lavorando. Al contrario, arte e cultura necessitano di tanto lavoro e di tante diverse professionalità. Noi stiamo cercando di strappare questo lavoro e queste professionalità allo stato di merce in cui sono stati ridotti da una pratica impunita del profitto. Lasciare un contributo volontario, in base alle possibilità di ognuno, vuol dire condividere il valore di uno spettacolo, vuol dire valutare da soli il rispetto che questo lavoro merita. Acquistare un biglietto è pagare della merce. Sostenere liberamente l'arte e la cultura vuol dire esserne responsabili in prima persona.

COMUNICARE TEATRO

Laboratorio per la comunicazione del teatro indipendente e a basso budget, dai canali classici ai nuovi media

con l’Ufficio Stampa del Teatro Coppola

 

COMUNICARE TEATRO è un workshop che nasce dall’esperienza di un anno di comunicazione del Teatro Coppola Teatro dei Cittadini. È un laboratorio che vuole fare dell’autoformazione e dell’esperienza sul campo la propria ricchezza. Non tutto il teatro è uguale e non tutto il teatro ha a propria disposizione fondi da investire per la propria comunicazione.  Talvolta per necessità, talvolta per scelta, ci si trova esclusi dal meccanismo di finanziamento pubblico, dalle società di produzione, dalle grosse sponsorizzazioni e ci si ritrova ad affrontare produzioni in maniera del tutto indipendente, autofinanziandosi, o – come sempre più spesso succede – ricorrendo a produzioni dal basso, che prevedono l’adesione sotto forma di sottoscrizione popolare mediante la quale finanziare un progetto teatrale.

 

L’esperienza del Teatro Coppola, occupato, autogestito e autofinanziato, è stato il banco di prova per sperimentare, per scelta volontaria, una metodologia di comunicazione a budget pari quasi a zero che ha prodotto ottimi risultati: visibilità degli spettacoli sui media locali e nazionali, attività di critica e di recensione, ma anche (e soprattutto) una forma sperimentale di promozione del tipo bottom-up, che pensa lo spettatore come un soggetto attivo e capace di dare il suo contributo al processo di creazione teatrale.

Basandosi sul caso di studio della campagna di comunicazione dedicata alla prima produzione del Teatro Coppola (lo spettacolo Come Bach, coprodotto insieme alla compagnia Lavoro Nero Teatro), il laboratorio affronterà tutti gli argomenti della comunicazione e promozione di un lavoro teatrale, dall’informazione ai mezzi di comunicazione di massa attraverso stampa, audiovisivi e web, alla comunicazione esterna rivolta ai cittadini, alla collettività, e agli enti attraverso ogni modalità tecnica e organizzativa, con attenzione particolare ai social network e ai nuovi media nelle forme più innovative, low budget, virali e legate al web 2.0.

Il laboratorio è aperto a tutti: dalle compagnie o gli artisti che vogliono promuovere la loro attività in prima persona, ai comunicatori della cultura e del teatro, agli studenti che vogliono relazionarsi praticamente con la gestione della comunicazione teatrale, agli organizzatori interessati alle forme di comunicazione low budget.

Argomenti

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il sito web o il blog

facebook, twitter e i social media

le recensioni, la critica e il follow up dopo lo spettacolo

approfondimento

il live view, lo streaming, il twittering live e la comunicazione in tempo reale sul web durante lo spettacolo.

Il laboratorio si occuperà di progettare e realizzare la campagna di comunicazione per spettacolo “Come Bach”, prima produzione originale del Teatro Coppola Teatro dei Cittadini e della compagnia Lavoro Nero Teatro (www.teatrocoppola.it/comebach), in debutto alla fine di dicembre. Ai partecipanti saranno forniti tutti i materiali a disposizione sullo spettacolo per lavorare su tutte le fasi di produzione della comunicazione, insieme alla visione diretta dello spettacolo (diviso in due studi) giorno 28 e 29 novembre.

Calendario degli incontri:

lunedì 26 novembre, ore 15-18

Primo incontro

mercoledì 28 novembre, ore 21-23

Spettacolo “Come Bach” (primo studio) di Lavoro Nero Teatro

giovedì 29 novembre, ore 21-23

Spettacolo “Come Bach” (secondo studio) di Lavoro Nero Teatro

sabato 1 dicembre, ore 15-18

lunedì 3 dicembre, ore 15-18

lavoro sulla comunicazione

martedì 4 dicembre, ore 15-18

lancio della campagna di comunicazione

venerdì 7 dicembre, ore 15-18

prima analisi e rassegna stampa

Tutti gli incontri si terranno al Teatro Coppola Teatro dei Cittadini, in via del Vecchio Bastione, 9 – Catania. I partecipanti potranno portare con sé i loro computer portatili per lavorare.

ISCRIZIONI

Per iscriversi è necessario inviare una e-mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. indicando nome, cognome, email e un contatto telefonico.

Le iscrizioni dovranno pervenire entro il 25 novembre. Gli iscritti saranno contattati per conferma.

COSTO

Il laboratorio è gratuito, si richiede solo una piccola offerta volontaria destinata al Teatro Coppola Teatro dei cittadini.

Info:

www.teatrocoppola.it

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

347 0112200

 

STATI GENERALI O MERCATI GENERALI

Giovedì 15 novembre 2012, Roma
IL TEATRO VALLE OCCUPATO CONTESTA I MIN. ORNAGHI E PROFUMO AGLI STATI GENERALI DELLA CULTURA INDETTI DAL SOLE 24 ORE

Stati Generali o Mercati Generali?
Ieri 14 novembre eravamo in piazza con i 50.000 studenti che hanno riempito Roma per partecipare allo sciopero generale europeo: c'eravamo come lavoratori dello spettacolo e della cultura, precari e intermittenti per definizione, per rivendicare il nostro diritto negato allo sciopero come forma di espressione del dissenso.
Oggi, dopo le violenze e l'assetto da guerra predisposto dalle forze dell'ordine, contestiamo i ministri Ornaghi e Profumo e le politiche economiche e culturali del governo per affermare che NON ABBIAMO PAURA, NON CI FACCIAMO INTIMIDIRE e per invitare tutte e tutti - precari, studenti, liberi cittadini - a chiedere la liberazione dei manifestanti arrestati e continuare a protestare, scendere in piazza in forme e modalità collettive.

Oggi al Teatro Eliseo vanno in scena i cosiddetti Stati Generali della Cultura alla presenza di imprenditori, presidenti di fondazioni bancarie e rappresentanti del governo: più che Stati Generali di una costituente della cultura ci sembra un meeting aziendale.

All'ordine del giorno il Manifesto per la Cultura del Sole24ore. Un manifesto che inizia con un'analisi condivisibile della condizione della cultura nel nostro Paese, ricordandone il gigantesco potenziale e incitando alla sua "valorizzazione". La soluzione proposta: "un forte intervento dei privati nella gestione della cosa pubblica". Pericoloso auspicio alla luce di quello che sta accadendo negli ultimi mesi, perché è proprio questo paradigma che ha portato in questi anni alla privatizzazione progressiva del patrimonio paesaggistico e culturale, fino alla vera e propria svendita previsa dalla spending review. Il danno irreparabile è la frammentazione di un patrimonio che appartiene a titolo di sovranità alla comunità e in cui tutti ci riconosciamo come identità collettiva.

È sul dogma "Privato è meglio" che si basa un'economia dei beni culturali ridotta al parassitario trasferimento di risorse pubbliche in tasche private, senza creare posti di lavoro ma sfruttando un vasto precariato culturale. E non stupisce che il Manifesto abbia ricevuto l'immediata adesione dei ministri Passera, Profumo e Ornaghi. In particolare il ministro dei Beni Culturali Ornaghi, l'uomo che il giorno del giuramento dichiarò "non so cosa significa Beni Culturali", è l'immobile protagonista della più disastrosa politica culturale degli ultimi anni: lo scandalo della Biblioteca Girolomini, le navi da crociera che devastano Venezia, le ristrutturazioni commerciali di edifici storici, nomina della Melandri al MAXXI, progetto di privatizzazione di Brera (come fu anticipato dall'occupazione di Macao) e soprattutto i tagli alla cultura e al patrimonio previsti dalla spending review.

Le macerie, citate nel manifesto, sono state prodotte da precise scelte di politica culturale, con le quali l'attuale governo ha mantenuto un'assoluta continuità.
Sono dunque questi soggetti, gli stessi che ci hanno condotto tra queste macerie, coloro che vorrebbero dettarci le soluzioni?
Perché nel manifesto non sono nominati i lavoratori della cultura, già privi di diritti in Italia e massacrati dalla riforma Fornero?
Perché non si parla delle modalità di accesso al mondo del lavoro e della loro partecipazione ai processi decisionali?
Perché non è trattato l'accesso e la condivisione dei saperi?
E infine, qual è il modello che vengono a proporre? La tanto lodata cooperazione tra pubblico e privato sarebbe il modello Abete che prima depotenzia Cinecittà per favorire grandi speculazioni immobiliari, aprire un resort e intascarsi i profitti, alla faccia dei lavoratori e del patrimonio collettivo che Cinecittà rappresenta?

Come lavoratrici/lavoratori dello spettacolo, della cultura e della conosceza siamo qui oggi per dire con forza che il fine della cultura non è di produrre profitto ma di incarnare una comunità. La ricchezza che la cultura produce è prima di tutto sapere critico, crescita umana, liberazione culturale. Tale ricchezza, che appartiene a tutti noi cittadine e cittadini, non può essere smantellata e svenduta in nome del patto di stabilità e del profitto.

Per noi ora, parlare di cultura, significa parlare di trasparenza nei processi decisionali e di nuove forme di democrazia, perché la cultura è una delle vie di cui disponiamo per orientare le nostre vite fuori dal campo di dominio del mercato e del denaro.
Basta con i mercati generali! Invochiamo dei veri stati generali della cultura, dal basso, con chi la cultura la fa e la ama.

Teatro Valle Occupato

Lo sciopero ogni giorno

Cos'è il nostro lavoro?
Cos'è il nostro sciopero?
Noi non distinguiamo queste due parole in modo categorico. Il nostro lavoro diventa, attraverso la lente della normalità, uno sciopero. Ma quello che si può intendere come sciopero è tradotto nella nostra pratica in un lavoro liberato, un lavoro che continua nei giorni lavorativi e nei giorni in cui si sciopera, perché l'atto di pensare/realizzare un Teatro come questo è un gesto liberatorio che vale come comunicazione incessante rispetto a sistemi che non riconosciamo.

Noi scioperiamo ogni giorno,
siamo in sciopero dal 16 dicembre 2011

Ci siamo riappropriati di un Teatro, dei mezzi di produzione del nostro lavoro, di uno spazio di socialità e cultura, lo abbiamo sottratto all'autorità e restituito ai cittadini. L'abbiamo fatto convinti che la dignità di ognuno non si compra con un salario e che il tempo sottratto alle nostre vite dal lavoro forzato sia garanzia di potere e di profitto per pochi, oltre che strumento di alienazione e controllo sugli individui.
Abbiamo scelto di non delegare nessuno nel dichiarare, perseguire e realizzare i nostri bisogni, per liberare il nostro lavoro e i frutti del nostro lavoro dallo stato di merce: merce prodotta, merce chi la produce.
Il nostro sciopero consiste nel disertare un modello di produzione, disertarlo in maniera selvaggia e quotidiana, non riconoscendone l'autorità, delegittimandone i mezzi e i fini.
Scioperiamo ogni giorno praticando un lavoro altro, liberamente, sottraendolo alle leggi, ai programmi e alle istituzioni che queste leggi e questi programmi impongono come indispensabili.

Per una cultura che capovolga un mondo capovolto, in cui ognuno fa il contrario di quello che desidera e passa il tempo a distruggersi e a sognare quello che lo distrugge.

Contro la politica dello "Stupor Mundi"

Non ce ne vogliate, ma a noi di chiedere coerenza a Franco Battiato per una di quelle frasi («Mandiamoli in pensione i direttori artistici, gli addetti alla cultura...») che servono soltanto a "stilare" il testo di una canzone non ce ne frega niente.

Quello che ci preme sottolineare è invece che il primo atto del neogovernatore Crocetta rispetto alla questione culturale in Sicilia sia una malriuscita piroetta d'avanspettacolo, conclusasi con un maldestro inciampare sulla ribalta.

La cultura in Sicilia non ha bisogno di un altro direttore artistico, di direttori ce ne sono già tanti e puzzano di zavorra fradicia. Tanto meno servono supercommissari alla testa di una pletora di organizzatori di eventi bravi a investire coi soldi di tutti.

La politica, come al solito, gioca la carta dello "stupor mundi", della personalità di spicco che arriva in volo a salvare le sorti dei poveri cittadini meravigliati, a bocca aperta contro il cielo.

Noi crediamo che la cultura vada liberata, rimessa in circolo, condivisa.

Accentrare la cultura nelle mani di pochi (Teatri Stabili, Enti Lirici, Circuiti del Mito vari, Grandi Eventi etc...) serve solo a sequestrarla in favore di clientele e personalismi.

I luoghi di cultura vanno restituiti al quotidiano, non resi sterili dalle politiche protezionistiche delle sovrintendenze, strumento per lo più di rappresaglia politica fra bande, o vietati da una burocrazia che li amministra come il giardino di casa propria.

I fondi per la cultura vanno ridistribuiti secondo un progetto che valorizzi la formazione, i percorsi creativi, l'innovazione e i servizi di produzione, promozione, distribuzione e accoglienza dell'arte in Sicilia.

Per far questo un assessore serve a ben poco, uno a metà serve solo a se stesso.

Teatro Coppola Teatro dei Cittadini

Racconti di combinazione - la programmazione tematica del Teatro Coppola da febbraio ad aprile 2013

Suonando due note contemporaneamente, l'orecchio percepisce note aggiuntive di varie frequenze pari ad opportune somme e differenze delle due note emesse: si parla in questi casi di suoni di combinazione. Ci piace immaginare che questo avvenga anche nel raccontare le storie, che più racconti della stessa storia generino automaticamente in chi li ascolta racconti aggiuntivi, al di là delle intenzioni dei narratori, dei mezzi usati, del percorso scelto da ognuno di loro: Racconti di combinazione.

È nella pratica di questa possibilità che Il Teatro Coppola Teatro dei Cittadini orienterà la propria programmazione da Febbraio ad Aprile 2013.
Muoveremo dalle suggestioni di un titolo/tema e chiediamo a tutti gli artisti disposti ad attraversare lo spazio del Teatro di fare altrettanto autonomamente e in assoluta libertà, di elaborare queste suggestioni, produrle e narrarle nei modi e nelle forme che riterranno opportune: wokshop, rappresentazioni teatrali, arti visive, proiezioni, concerti, letture pubbliche, presentazioni.


Andare, Camminare, Lavorare (il lavoro declinato in ogni sua possibile interpretazione: bisogno, rifiuto, sfruttamento, ricatto, dovere morale, talento, imposizione etc.) da Febbraio alla prima metà di Marzo.
Una legittima illegalità (cosa è illegale e cosa è legittimo pur rimanendo illegale) dalla seconda metà di Marzo a fine Aprile.

PISA SI MOLTIPLICA | NASCE IL MUNICIPIO DEI BENI COMUNI

Dopo neanche un mese dall’occupazione del Teatro Rossi, questa mattina è stato occupato l’ex Colorificio Toscano, ex fabbrica dismessa. Un gesto di riappropriazione che dà corpo al Municipio dei Beni Comuni, un percorso nato dal Progetto Rebeldia e poi allargato alla partecipazione di associazioni, spazi indipendenti, singol* cittadin* e attivisti.Pisa si moltiplica e risveglia dal torpore le sonnolente provincie della “buona amministrazione”.Amministrazione che il 13 ottobre aveva risposto militarizzando la città, una reazione ottusa e ridicola.La partecipazione della città alle azioni di questi mesi dimostra che la richiesta di nuove forme di democrazia diretta e costruite dal basso si fa urgente. E ci dice anche che se i governi insisteranno a trasformare la crisi in un’occasione per svendere il patrimonio collettivo a privati e speculatori saccheggiando diritti e tutele troveranno un’opposizione ampia da parte della cittadinanza.I beni comuni non si amministrano, si conquistano e si autogovernano. Gesti creativi che spalancano un altro futuro.

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