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Ex asilo Filangeri - GIU' LE MANI DALL'ASILO

Stasera,all'Ex Asilo Filangieri, mentre si stava tenendo il concerto del gruppo ELEM, c'è stata l'ennesima visita della polizia giudiziaria che ha preteso l'interruzione della serata e intimato ad alcune persone prese a caso tra coloro che stavano partecipando al concerto di fornire i documenti.

Delle motivazioni di questa ennesima "visita" non è stata data nessuna spiegazione, se non generici riferimenti all'agibilità del luogo.
Nonostante la presenza della polizia il concerto è proseguito e tutti i partecipanti, consapevoli degli eventi in corso, hanno scelto di rimanere nello spazio a difesa della piena legittimità e del valore dell'esperienza che si sta portando avanti da nove mesi. Intanto, altri agenti hanno arbitrariamente bloccato l'ingresso a numerose altre persone, che, tuttavia, comprendendo la situazione sono rimaste a presidiare l'Asilo dall'esterno.
Alla fine del concerto i presenti, così come insieme hanno deciso di far continuare la serata - nonostante l'inopportuna presenza delle forze dell'ordine - allo stesso modo si sono avviati insieme verso l'uscita.
A questo punto, resisi conto dell'ostinata e immotivata permanenza delle forze dell'ordine all'interno dello spazio, hanno ritenuto opportuno rientrarvi per invitare fermamente i poliziotti ancora presenti ad uscire, considerando, peraltro, che lo spazio custodisce i mezzi di produzione della comunità delle lavoratrici e dei lavoratori che vivono l'Asilo.
E' inatollerabile che un processo radicalmente democratico e inclusivo, il quale ha garantito la reale apertura alla città di uno spazio pubblico, venga sistematicamente sabotato poiché alla cultura viva e accessibile a tutti c'è chi preferisce avere spazi vuoti, grandi e inutili eventi e l'eterno sistema clientelare.

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Teatro Pinelli Occupato | Messina Comunicato stampa 16 dicembre duemila12

 

Ieri dopo una giornata di mobilitazione antifascista abbiamo occupato i locali dell’ Ex Teatro in Fiera di Messina. Abbiamo voluto intitolare questo nuovo spazio a Pinelli nell’anniversario del suicidio (di stato) avvenuto dentro la questura di Milano nel ’69 in una delle fasi più conflittuali e importanti della storia del nostro paese. Con questa azione sentiamo di continuare un percorso di mobilitazione che coinvolge, seppur in forme diverse, gran parte della città. L’urgenza che ci ha spinto ad agire si sta diffondendo in tutto il paese con risultati propositivi, nuove pratiche costituenti, spazi aperti, a partire proprio dai teatri.

Questa occupazione ha l’obbiettivo di restituire alla città un bene fondamentale per la crescita civile e culturale della comunità e che invece da decenni è abbandonato nel più totale degrado.

Avremmo voluto donare un “nuovo” teatro, ma abbiamo scoperto un cratere: al posto della platea un cumulo di macerie, emblema dello smottamento culturale e civile che ha investito questa città negli ultimi vent’anni. Un teatro che adesso è simbolo del fallimento assoluto di un’intera classe dirigente che a fronte di mega progetti sponsorizzati da soggetti privati (o da soggetti pubblici subalterni a interessi privati) non ha avuto cura di un bene pubblico così prezioso. Non solo il teatro: l’intero plesso fieristico…oltre 30 mila metri quadri sottratti alla collettività.

Un’assemblea cittadina composta da oltre duecento cittadini nel pomeriggio ha rivendicato le ragioni di questa azione: gli spazi della Fiera devono essere accessibili, comuni, svincolati da ogni logica legata al profitto e al mercato. I soggetti formalmente pubblici che hanno privato la città di questi spazi non hanno la credibilità per proporre alcunché, né il compito può essere delegato a una commissione composta in prevalenza da soggetti privati con interessi speculativi. Ci prendiamo il tempo necessario per un confronto reale tra cittadini, lavoratori dello spettacolo, movimenti. Domani alle 18,00 al padiglione 7 si terrà una nuova assemblea cittadina, nel frattempo negli spazi agibili del teatro sono in corso concerti, performance, prove aperte, djset, assemblee permanenti.

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Arrendetevi siamo pazzi

I pazzi aprono le vie che poi percorrono i savi.
Carlo Dossi, Note azzurre

Da Wikipedia: la follia viene identificata come una mancanza di adattamento che il malato mostra nei confronti dell'ambiente, tenendo ben presente che la definizione della follia è influenzata dal momento storico e dalla cultura

Voi eravate lì, mentre il cavaliere sgangherato si scagliava cuore e voce, contro quei mulini a vento che lo avrebbero scaraventato nel fango o proiettato tra le stelle. Eravate lì e ridevate di lui. Ne ridevate perchè ne avevate paura.

Ed eravate ancora lì quando quel monaco domenicano inventava un nuovo dio, sconvolgendovi nelle impolverate tonache. Eravate lì, e lo bruciavate vivo. Lo bruciavate perchè ne avevate paura.

Ed eravate ancora lì mentre un piccolo pazzo sollevava la bella Napoli contro la tirannide spagnola. Eravate lì, e lo tradivate. Lo tradivate perchè ne avevate paura.

Poi venne la storia, la grande amica di tanti folli, a riservare un posto d'onore a loro come a tanti altri, e a far cadere la vostra paura in un oblio tiepido e confuso.

Per questo nostro grande dono, per la vostra paura:

ARRENDETEVI, SIAMO PAZZI!

Asilo della conoscenza e della creatività
MACAO
Nuovo Cinema Palazzo
S.a.L.E Docks
Teatro Coppola - Teatro dei Cittadini
Teatro Garibaldi Aperto
Teatro Valle Occupato

arrendetevi teatrocoppola

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CONTRO IL M.U.O.S NESSUNO RESTI SOLO

Dopo il dissequestro del cantiere del M.U.O.S di Niscemi da parte del Tribunale delle Libertà, le manovre per il completamento dell'ennesima macchina da guerra americana in terra di Sicilia sono riprese in grande stile.
Alla Sughereta di Niscemi si aspetta l'arrivo delle antenne e della gru che servirà a metterle in piedi.
Le autorità amministrative siciliane, che prima delle elezioni regionali si erano scamiciate contro l'installazione del M.U.O.S, si girano dall'altra parte mimando l'affanno per la rivoluzione sicula appena cominciata.

Le tante bandiere e sigle che avevano affollato la manifestazione del 6 Ottobre scorso, al momento sono impegnate in faccende ben più importanti che una semplice scaramuccia territoriale.
Alla Sughereta di Niscemi restano solo i Niscemesi. Da soli.

Ancora una volta non si comprende, o si fa finta di non comprendere, che ogni scempio, sopruso, ingiustizia, perpetrata in qualsivoglia angolo dimenticato della Sicilia riguarda ognuno di noi. Il diritto di ognuno di noi a determinare il presente e il futuro della nostra terra.
I Niscemesi presidiano giorno e notte la base americana per impedire il transito degli autotreni e del carico di offese che trasportano.

Non lasciamoli soli.
Che nessuno resti solo di fronte alla violenza dei potenti.

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Non far pagare un biglietto d'ingresso

Non far pagare un biglietto d'ingresso non significa che non si stia lavorando. Al contrario, arte e cultura necessitano di tanto lavoro e di tante diverse professionalità. Noi stiamo cercando di strappare questo lavoro e queste professionalità allo stato di merce in cui sono stati ridotti da una pratica impunita del profitto. Lasciare un contributo volontario, in base alle possibilità di ognuno, vuol dire condividere il valore di uno spettacolo, vuol dire valutare da soli il rispetto che questo lavoro merita. Acquistare un biglietto è pagare della merce. Sostenere liberamente l'arte e la cultura vuol dire esserne responsabili in prima persona.

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