Cesare Basile rifiuta il premio Tenco e difende i teatri occupati

"Situazioni di contrabbando", evento organizzato a quattro mani dal Club Tenco e dal Valle occupato, è stato annullato in seguito alle dichiarazioni degli esponenti della SIAE contro i Teatri occupati italiani. Il Club Tenco "preso atto del forte contrasto emerso negli ultimi giorni tra il Teatro Valle di Roma occupato e la Siae, ha deciso di annullare la manifestazione". Cesare Basile, vincitore della targa Tenco di quest'anno, ha deciso di rifiutare il premio. Condividiamo il comunicato stampa perchè lo riteniamo un forte atto di coerenza e difesa della dignità degli spazi liberati come il Teatro Coppola, il Teatro Valle e tutti gli altri spazi restituiti alla cultura.

Perchè non ritirerò il premio Tenco
22 novembre 2013 alle ore 12.10

Credo che un artista abbia il dovere di schierarsi piuttosto che sottrarsi ai conflitti. È l'unica regola alla quale ho cercato di essere fedele come individuo e come musicista nel corso della mia oramai lunga carriera. Viviamo da troppo tempo e con sconcertante naturalezza l'era delle tre scimmie, la viviamo adeguandoci alla goffaggine che genera complicità, paghi del piatto di minestra che la carità del Potere ritiene di assegnarci ai piedi della sua tavola. Non vedo, non sento, non parlo. Tuttalpiù faccio un salto di fianco e lascio che la cosa passi. Strana pratica per un mestiere che è fatto esclusivamente di vedere,sentire e parlare. Strana pratica per chi ha scelto il racconto come segno della propria esistenza. Faccio parte da due anni dell'assemblea del Teatro Coppola Teatro dei Cittadini, un teatro occupato e autogestito, uno spazio sottratto all'incuria e alla magagna della Pubblica Amministrazione, frutto gioioso e libero di un altrettanto gioioso e libero atto illegale. Rivendico quotidianamente la legittimità di questa pratica come risposta a un sistema di gestione dell'arte e della cultura verticistico, monopolista, clientelare. Questo non mi rende migliore o peggiore di altri, né fa di me un eroe, mi vede solo parte attenta di una scelta e come parte attenta di una scelta non posso fare a meno di vedere, sentire e parlare. I recenti attacchi del presidente della S.I.A.E., Gino Paoli, e del suo direttore generale Gaetano Blandini contro il Teatro Valle occupato e le altre esperienze autogestite sul territorio italiano (il Teatro Coppola Teatro dei Cittadini fra queste) mi hanno profondamente disgustato per toni e arroganza; attacchi dai quali traspare, tra l'altro, una chiara e ben orchestrata richiesta autoritaria di ripristino della legalità che altro non è che un'esortazione allo sgombero. Sabato 30 Novembre avrei dovuto partecipare, insieme ad altri musicisti, a una manifestazione organizzata dal Club Tenco e dal Teatro Valle. In seguito allo scontro con la S.I.A.E. il Club Tenco ha cancellato questa manifestazione dalla sua agenda con la seguente motivazione:«Il Club Tenco di Sanremo, preso atto del forte contrasto emerso negli ultimi giorni tra il Teatro Valle di Roma occupato e la Siae, ha deciso di annullare la manifestazione “Situazioni di contrabbando” programmata al Teatro Valle nei giorni 29 e 30 novembre. Non avendo la competenza tecnica per entrare nel merito dei gravi motivi di contrasto, il Club ritiene comunque di non dover alimentare, per la sua parte, attriti e polemiche, e per questo rinuncia serenamente ad un evento che potrebbe acuire il dissidio tra le due parti». Essendo la S.I.A.E. partner importante del premio Tenco non viene difficile capire il perché di questo passo indietro. Ma se il Club Tenco ritiene di dover sottostare a un ricatto e fare un passo indietro per non «acuire il dissidio tra le due parti»,io reputo opportuno farne uno in avanti per sottolinearlo questo dissidio: conflitto fra chi vuole una cultura liberata e chi, invece,la cultura vuole amministrarla per mantenere privilegi. Ecco perché, ringraziando tutti quelli che mi hanno votato, non ritirerò la targa Tenco 2013 per il miglior album in dialetto e non parteciperò alla premiazione dell'8 dicembre al Petruzzelli di Bari.

Cesare Basile

I FALSETTI PECORINI DELLA S.I.A.E.

Da un articolo pubblicato su La Sicilia di oggi, 19 Novembre 2013, a firma di Silvia Lambertucci apprendiamo la viva preoccupazione della S.I.A.E. rispetto alla generale situazione dello spettacolo dal vivo espressa dal bilancio dell'anno in corso.

Senza soffermarci sui dati e le percentuali fornite dall'azienda, dati e percentuali che riguardano compravendita di cultura e spettacolo alla stregua di quarti di bue, ci preme sottolineare il nuovo fronte aperto  dalla S.I.A.E. per spiegare i motivi del fallimento dell'industria culturale del paese.

Secondo il direttore generale Gaetano Blandini, degno compare del presidente Gino Paoli, il Teatro è in crisi nera perché “Le okkupazioni tolgono lavoro” (le kappa d'obbligo saranno frutto dell'originalità dell'articolista), sottolineando la sua contrarietà rispetto alla cultura gratuita in quanto “la gratuità toglie posti di lavoro” e lamentando il fatto che il Teatro Valle e la deriva di occupazioni che ne è seguita “fanno concorrenza sleale agli altri teatri”.

“Il morbo del Teatro Valle si espande, solo a Roma 30 spazi occupati 80 in Italia, fra un po'nessuno pagherà più nulla”, piagnucola in falsetto pecorino e pestando i piedi in terra il direttore generale Blandini.

Caro direttore generale, ci sembra che lei sia più preoccupato del bilancio del mercato delle estorsioni gestito dalla sua azienda che non dello stato dello spettacolo in Italia; che questo ridicolo attacco frontale alle pratiche di occupazione e autogestione di luoghi di cultura sia volto a sollecitare un intervento contro esperienze che sottraggono socialità, creatività e arte alle grinfie di un sistema monopolista fatto di clientele, privilegi, direzioni artistiche milionarie, contributi a pioggia e grandi eventi, sistema che lei egregiamente rappresenta e difende, essendone, ovviamente, fra i pochi beneficiari.

Sarebbe interessante capire in che modo l'autogestione di spazi di cultura condivisi toglierebbe lavoro e sarebbe ancora più interessante capire di quale lavoro si parla,probabilmente pensa alla pletora di esattori che la sua società ha contribuito a creare in novantanni di attività.

Da parte nostra possiamo solo prendere atto di come l'occupazione e l'autogestione cittadina di spazi di cultura determini autoformazione, professionalità, disponibilità di luoghi e tecnologia per pensare, produrre, rappresentare e distribuire idee e creatività altrimenti destinate al silenzio.

Lei sostiene ancora che “al settore servono regole e sostegno. Se questo non ci sarà abbiamo ancora qualche anno ma non di più”.

Caro Direttore Generale,l'ossessione della regola, per essere legittimata, ha bisogno di nemici e ci sembra che lei li stia additando pubblicamente; non ce n'era bisogno,noi siamo da tempo dichiaratamente suoi nemici e nemici del sistema che lei rappresenta. Sistema a cui, sinceramente, non auguriamo di sopravvivere qualche anno in più.

 

P.S. E comunque al Teatro Coppola Teatro dei Cittadini non si “okkupa”, si libera, per tutti.

IL NOSTRO 4 NOVEMBRE

Le merci ed i titoli finanziari circolano liberamente e continuamente da un capo all'altro del mondo. Non è lo stesso per gli esseri umani. Le cose, in questo sistema economico, hanno più diritti delle persone. Persone disperate perché nel loro paese c'è una guerra, fatta con armi che noi abbiamo prodotto e venduto a caro prezzo ai loro governi. Disperate perché sono affamate da un sistema che ha spartito le risorse tra i governi, i nostri e i loro, e le ha lasciate nella miseria. Anche questa è guerra. Costrette, lasciano la loro terra e approdano sulle nostre coste. Ai sopravvissuti tocca il reato di clandestinità, ai morti le lacrime di plastica dei nostri e dei loro governi.I nostri ed i loro governanti stipulano accordi commerciali, dichiarano le guerre e poi fanno la pace. Quello che conta, sempre, è fare buoni affari. Prima, però, quegli affari bisogna rivestirli di buone ragioni, e in questo momento non ce n'è una migliore dell'emergenza migranti. Motovedette, strutture di accoglienza? Macché! Militarizzazione del canale di Sicilia, con decine di miliardi impegnati per l'acquisto e la gestione di nuove navi da guerra, nuovi aerei di pattugliamento, elicotteri, droni e, ovviamente, i famigerati F-35. Va da sé, in questo contesto, che il MUOS di Niscemi non si tocca...E se l'emergenza migranti si attenua, a garantire gli affari ci sono sempre le cosiddette missioni di pace. Un governo che si accanisce in ogni modo sulle spese, persino su quelle più essenziali, in un batter d'occhio rifinanzia per l'ennesima volta la sua presenza militare all'estero: 226 milioni di euro per soli tre mesi!Per fugare ogni dubbio sul fatto che i nostri soldati siano buoni, bravi, efficienti e tanto, ma tanto, umani, il 4 novembre si festeggiano le forze armate, si aprono le caserme ai cittadini, cercando di alimentare così il loro amore per la Patria. La gerarchia, l'autoritarismo, la difesa del potere, la cieca e servile obbedienza agli ordini continuano a costituire l'intima essenza di ogni struttura militare, ma linguaggio e toni della rappresentazione sono cambiati. Al posto della morte, del sangue, del dolore e delle lacrime, delle trincee e dei bombardamenti ci suggeriscono un ambiente democratico e persino amichevole, il fascino della divisa, le tecnologie sofisticate, la guerra "pulita", la precisione "chirurgica", l'impersonalità dei droni. Le decine e decine di milioni di morti, di feriti, di dispersi, militari e civili delle due guerre mondiali, spogliate di ogni risvolto umano e ridotte a cifre, sono state relegate nei libri di storia, assieme a tanti altri numeri che nessuno ha voglia di leggere. Oggi morti e distruzioni le chiamano effetti collaterali.L'idea di Patria, invece, continua ad insinuarsi pericolosamente nella logica delle relazioni umane e ad inquinarne pesantemente le espressioni. Patria non esprime semplicemente una terra abitata dai padri, ma il presunto discrimine tra chi è dentro e chi è fuori, chi è simile e chi è strano, estraneo, straniero, sospetto, nemico. D'accordo con Dürrenmatt che scrive "Quando lo Stato si prepara ad assassinare, si fa chiamare patria", lo siamo altrettanto con don Milani quando dice: "... io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri".La retorica della Patria, e soprattutto quello che nasconde, non ci appartiene. Bandiere e gagliardetti, inni ed uniformi, gradi e stellette, parate e passi cadenzati sono l'opposto del nostro mestiere in questo nostro teatro. Mestiere che si esprime nella ricerca di forme di espressione capaci di declinare in ogni modo la libertà, valore di cui siamo certi e di cui andiamo fieri.Il 4 novembre, celebrazione della Nazione, della Patria, delle Forze Armate, per noi significa solo lutto. Per i morti ammazzati, di qualunque colore, di qualunque terra, in guerra ed in pace, dal dominio e dallo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.Nostra patria è il mondo intero!

SOLIDARIETÀ DAL TEATRO COPPOLA ALL'EMBROS THEATER DI ATENE

"Quando un governo reprime la libertà dell'arte e la libertà d'espressione, cessa di avere il diritto di usurpare il nome di democrazia, divenendo l'espressione del totalitarismo che è legittimo combattere. L'arresto dei membri dell'EMBROS Theater rivela l'intenzione di un oscurantismo incompatibile col diritto che tutti abbiamo all'educazione e alla cultura. È un dovere di tutti opporsi e salvare gli spazi culturali dalle imprese mafiose della privatizzazione e dal controllo del mercato."

Raoul Vanegeim, filosofo e scrittore

 

"When a government represses the freedom of art and the freedom of expression, it no longer has the right to usurpate the name of democracy, it becomes the expression of totalitarianism that is legitimate to fight. The arrest of the members of EMBROS Theater reveals the intention of an obscurantism incompatible with the right we all have to education and culture. It is a concern of everyone to oppose and save cultural spaces from the mafia enterpises of the privatization and the control of the commodity." 

Raoul Vanegeim, philosopher and writer

PROGRAMMA DI NOVEMBRE DEL TEATRO COPPOLA

Lettera aperta del Teatro Coppola Teatro dei Cittadini al direttore della sezione S.I.A.E. di Catania

Egregio Sig. Direttore della sezione S.I.A.E. di Catania,
è dall'inizio dell'occupazione del Teatro Coppola Teatro dei Cittadini che lei periodicamente finge di non capire la natura e le motivazioni di questo spazio culturale restituito alla città.
Abbiamo ripetutamente spiegato ai Suoi emissari che è perfettamente inutile venire a esigere tributi da un'assemblea che ha scelto la strada della legittima illegalità per sottrarre la fruizione culturale ai continui taglieggiamenti cui è sottoposta da molossi burocratici quali la Società per cui Lei lavora. Ciononostante qualche giorno fa abbiamo ricevuto l'ennesima visita di un suo funzionario che, prodigandosi davanti a un folto pubblico in minacce da bulletto, si è coperto di ridicolo arrivando perfino a chiamare la polizia.
Sia chiaro una volta per tutte che noi non riconosciamo alla S.I.A.E. nessuna autorità sulle attività di spettacolo del Teatro Coppola Teatro dei Cittadini.
Non stentiamo a credere che questo per Lei sia un atteggiamento «sovversivo» (magari perché costituisce un pericoloso precedente di disobbedienza civile), ma la cosa ci lascia del tutto indifferenti. Quello che non ci lascia indifferenti è, invece, essere coscienti del fatto che la S.I.A.E. impone ovunque un intollerabile controllo che nulla ha a che vedere con la tutela della produzione artistica e che, anzi, ne pregiudica pesantemente la diffusione.
La S.I.A.E., unica in Europa, esercita la propria attività in regime di monopolio e decide in maniera arbitraria tariffe insostenibili sulle attività di pubblico spettacolo. Artisti, operatori culturali, piccoli club e teatri, soffrono quotidianamente gli effetti nefasti delle pratiche estorsive alle quali vengono sottoposti dall'azienda che Lei rappresenta.
Se le assurde leggi che, strumentalmente, regolano lo spettacolo in questa nazione permettono alla Sua azienda, a dispetto di diverse normative europee, comportamenti degni delle peggiori agenzie di recupero crediti, ebbene, noi non ci stiamo.
Allo stesso modo in cui ci riprendiamo gli spazi sociali sottraendoli al controllo della burocrazia amministrativa e alla speculazione privata, così neghiamo alla S.I.A.E. qualunque possibilità di controllo sull'arte che attraversa il palco del Teatro Coppola Teatro dei Cittadini.
La invitiamo pertanto a desistere da inutili attività intimidatorie nei nostri confronti e, soprattutto, la invitiamo a esimersi dal contattare personalmente gli artisti che prestano la loro opera in Teatro minacciandoli di ritorsioni, come ha già fatto in passato.

L' Assemblea del Teatro Coppola Teatro dei cittadini

Oggi il Collettivo del TGA lascia il Teatro Garibaldi alla Kalsa

Dopo un anno e mezzo di ininterrotta attività all'interno dello spazio occupato simbolicamente il 13 aprile del 2012 e liberato dopo anni di oblio e inefficienze della amministrazione pubblica, abbiamo scelto di sradicare la nostra azione dal luogo fisico che ha ospitato il fiorire di dinamiche nuove e partecipate che hanno rappresentato un modello di gestione alternativo e propulsivo.
Centinaia di spettacoli, assemblee, laboratori, incontri, residenze che si sono scontrati con i muri di gomma e di incomunicabilità in questa città, riuscendo ad aprire importanti varchi di partecipazione e inclusione a Palermo. Abbiamo messo il fare e lo sperimentare in prima linea, mentre fra le retroguardie campeggia una stasi che continua ad alimentare una sotterranea guerra di interessi personalistici e clientelari che blocca qualsiasi occasione di crescita.
L'azione del TGA ha dovuto fare i conti negli ultimi mesi anche con il generale decadimento ed imbarbarimento della vita civile in città, subendo diversi furti che hanno riguardato gli strumenti primari del nostro lavoro all'interno dello spazio, atti a garantire lo svolgimento delle attività.
Tutto questo non intimidisce e non ferma la nostra esperienza che, lontana dalle operazioni istituzionali di facciata, continuerà a rappresentare un presidio nomade di cultura e partecipazione.
Dall'esperienza del TGA scaturiranno nuovi immaginari ed esperienze, poiché quanto seminato in questi diciotto mesi ha espanso la categoria del "possibile" e dimostrato che agire in maniera differente è necessario e urgente.
It's all right, ma', I'm only bleeding...

Clandestini

Ci sono delle leggi che danno dei nomi alle cose. Ci sono leggi che stabiliscono che un luogo dev'essere definito clandestino e ci sono altre leggi che stabiliscono che un essere umano divenga nient'altro che un clandestino. Ma queste leggi – forse per definizione – ignorano o sono costrette a ignorare che un luogo diviene "clandestino" per necessità e un uomo diviene "clandestino" per disperazione. E che quindi, a dispetto di quelle leggi, un luogo non può far altro che rendersi clandestino e un essere umano non può far altro che diventare un clandestino.
È un momento tremendo per l'isola, per la Sicilia, questo nel quale stiamo riaprendo i battenti e non potevamo immaginarlo quando abbiamo scelto di aprire con la rassegna che abbiamo intitolato "L'Isola Plurale", citando Bufalino; non potevamo immaginare che i giorni della nostra riapertura avrebbero gettato su quel titolo una luce diversa, più inquietante, e che quella pluralità (che nelle nostre intenzioni era l'infinità delle voci e degli sguardi dei siciliani) sarebbe diventata, in qualche modo, quella di centinaia di uomini, donne e bambini che in Sicilia sono arrivati solo per morirci e che non hanno più sguardo né voce. Sono in questo momento circa cento i corpi recuperati dal mare a Lampedusa e pare ce ne siano almeno altri cento sott'acqua. Corpi di uomini, di bambini, di donne, accomunati tutti in un unico termine stabilito dalle nostre leggi, quello di "clandestino", appunto.
Ed è in un luogo clandestino come il Teatro Coppola che forse ha più senso provare a restituire sguardo e voce a tutta la pluralità di persone che fanno parte di quello che è definibile – parafrasando lo spettacolo che in questi giorni sta aprendo la nuova stagione del teatro – come "mondo offeso". È per questo motivo che diventa ancora più significativo e un onore ancora più grande che la nostra "isola plurale" venga inaugurata dal genio e dall'arte dei F.lli Napoli – che riescono a conciliare la tradizione della Sicilia e il suo cambiamento – e, in particolare, dal loro adattamento di "Conversazione in Sicilia" che si apre con un protagonista in preda ad "astratti furori per il genere umano" e con un viaggio verso la Sicilia diverso da quello di cui abbiamo avuto notizia nella notte tra il 2 e il 3 ottobre, ma che in qualche modo vi ha a che fare, proprio perché riguarda quel "mondo offeso" e dolorante dell'ingiustizia e delle sue vittime.
Ancora una cosa: in quella notte drammatica, a quanto s'è appreso, tre pescherecci che passavano nelle vicinanze del barcone di migranti, hanno scelto di non fermarsi a prestare aiuto. Questo in parte perché la legge ha dato ancora una volta un nome alle cose, che è quello di "favoreggiamento dell'immigrazione clandestina". È una forma di minaccia e di intimidazione da parte della legge, di fronte alla quale si può fare una scelta. In qualche modo questo accade anche con la clandestinità dei luoghi: si può scegliere di stare a certi ricatti e di cedere di fronte a certe minacce e si può invece scegliere di essere complici della clandestinità. O, meglio, si può scegliere di rifiutare l'idea stessa di clandestinità e di essere sostegno nella disperazione e unione nella necessità.

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