I FALSETTI PECORINI DELLA S.I.A.E.

Da un articolo pubblicato su La Sicilia di oggi, 19 Novembre 2013, a firma di Silvia Lambertucci apprendiamo la viva preoccupazione della S.I.A.E. rispetto alla generale situazione dello spettacolo dal vivo espressa dal bilancio dell'anno in corso.

Senza soffermarci sui dati e le percentuali fornite dall'azienda, dati e percentuali che riguardano compravendita di cultura e spettacolo alla stregua di quarti di bue, ci preme sottolineare il nuovo fronte aperto  dalla S.I.A.E. per spiegare i motivi del fallimento dell'industria culturale del paese.

Secondo il direttore generale Gaetano Blandini, degno compare del presidente Gino Paoli, il Teatro è in crisi nera perché “Le okkupazioni tolgono lavoro” (le kappa d'obbligo saranno frutto dell'originalità dell'articolista), sottolineando la sua contrarietà rispetto alla cultura gratuita in quanto “la gratuità toglie posti di lavoro” e lamentando il fatto che il Teatro Valle e la deriva di occupazioni che ne è seguita “fanno concorrenza sleale agli altri teatri”.

“Il morbo del Teatro Valle si espande, solo a Roma 30 spazi occupati 80 in Italia, fra un po'nessuno pagherà più nulla”, piagnucola in falsetto pecorino e pestando i piedi in terra il direttore generale Blandini.

Caro direttore generale, ci sembra che lei sia più preoccupato del bilancio del mercato delle estorsioni gestito dalla sua azienda che non dello stato dello spettacolo in Italia; che questo ridicolo attacco frontale alle pratiche di occupazione e autogestione di luoghi di cultura sia volto a sollecitare un intervento contro esperienze che sottraggono socialità, creatività e arte alle grinfie di un sistema monopolista fatto di clientele, privilegi, direzioni artistiche milionarie, contributi a pioggia e grandi eventi, sistema che lei egregiamente rappresenta e difende, essendone, ovviamente, fra i pochi beneficiari.

Sarebbe interessante capire in che modo l'autogestione di spazi di cultura condivisi toglierebbe lavoro e sarebbe ancora più interessante capire di quale lavoro si parla,probabilmente pensa alla pletora di esattori che la sua società ha contribuito a creare in novantanni di attività.

Da parte nostra possiamo solo prendere atto di come l'occupazione e l'autogestione cittadina di spazi di cultura determini autoformazione, professionalità, disponibilità di luoghi e tecnologia per pensare, produrre, rappresentare e distribuire idee e creatività altrimenti destinate al silenzio.

Lei sostiene ancora che “al settore servono regole e sostegno. Se questo non ci sarà abbiamo ancora qualche anno ma non di più”.

Caro Direttore Generale,l'ossessione della regola, per essere legittimata, ha bisogno di nemici e ci sembra che lei li stia additando pubblicamente; non ce n'era bisogno,noi siamo da tempo dichiaratamente suoi nemici e nemici del sistema che lei rappresenta. Sistema a cui, sinceramente, non auguriamo di sopravvivere qualche anno in più.

 

P.S. E comunque al Teatro Coppola Teatro dei Cittadini non si “okkupa”, si libera, per tutti.

IL NOSTRO 4 NOVEMBRE

Le merci ed i titoli finanziari circolano liberamente e continuamente da un capo all'altro del mondo. Non è lo stesso per gli esseri umani. Le cose, in questo sistema economico, hanno più diritti delle persone. Persone disperate perché nel loro paese c'è una guerra, fatta con armi che noi abbiamo prodotto e venduto a caro prezzo ai loro governi. Disperate perché sono affamate da un sistema che ha spartito le risorse tra i governi, i nostri e i loro, e le ha lasciate nella miseria. Anche questa è guerra. Costrette, lasciano la loro terra e approdano sulle nostre coste. Ai sopravvissuti tocca il reato di clandestinità, ai morti le lacrime di plastica dei nostri e dei loro governi.I nostri ed i loro governanti stipulano accordi commerciali, dichiarano le guerre e poi fanno la pace. Quello che conta, sempre, è fare buoni affari. Prima, però, quegli affari bisogna rivestirli di buone ragioni, e in questo momento non ce n'è una migliore dell'emergenza migranti. Motovedette, strutture di accoglienza? Macché! Militarizzazione del canale di Sicilia, con decine di miliardi impegnati per l'acquisto e la gestione di nuove navi da guerra, nuovi aerei di pattugliamento, elicotteri, droni e, ovviamente, i famigerati F-35. Va da sé, in questo contesto, che il MUOS di Niscemi non si tocca...E se l'emergenza migranti si attenua, a garantire gli affari ci sono sempre le cosiddette missioni di pace. Un governo che si accanisce in ogni modo sulle spese, persino su quelle più essenziali, in un batter d'occhio rifinanzia per l'ennesima volta la sua presenza militare all'estero: 226 milioni di euro per soli tre mesi!Per fugare ogni dubbio sul fatto che i nostri soldati siano buoni, bravi, efficienti e tanto, ma tanto, umani, il 4 novembre si festeggiano le forze armate, si aprono le caserme ai cittadini, cercando di alimentare così il loro amore per la Patria. La gerarchia, l'autoritarismo, la difesa del potere, la cieca e servile obbedienza agli ordini continuano a costituire l'intima essenza di ogni struttura militare, ma linguaggio e toni della rappresentazione sono cambiati. Al posto della morte, del sangue, del dolore e delle lacrime, delle trincee e dei bombardamenti ci suggeriscono un ambiente democratico e persino amichevole, il fascino della divisa, le tecnologie sofisticate, la guerra "pulita", la precisione "chirurgica", l'impersonalità dei droni. Le decine e decine di milioni di morti, di feriti, di dispersi, militari e civili delle due guerre mondiali, spogliate di ogni risvolto umano e ridotte a cifre, sono state relegate nei libri di storia, assieme a tanti altri numeri che nessuno ha voglia di leggere. Oggi morti e distruzioni le chiamano effetti collaterali.L'idea di Patria, invece, continua ad insinuarsi pericolosamente nella logica delle relazioni umane e ad inquinarne pesantemente le espressioni. Patria non esprime semplicemente una terra abitata dai padri, ma il presunto discrimine tra chi è dentro e chi è fuori, chi è simile e chi è strano, estraneo, straniero, sospetto, nemico. D'accordo con Dürrenmatt che scrive "Quando lo Stato si prepara ad assassinare, si fa chiamare patria", lo siamo altrettanto con don Milani quando dice: "... io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri".La retorica della Patria, e soprattutto quello che nasconde, non ci appartiene. Bandiere e gagliardetti, inni ed uniformi, gradi e stellette, parate e passi cadenzati sono l'opposto del nostro mestiere in questo nostro teatro. Mestiere che si esprime nella ricerca di forme di espressione capaci di declinare in ogni modo la libertà, valore di cui siamo certi e di cui andiamo fieri.Il 4 novembre, celebrazione della Nazione, della Patria, delle Forze Armate, per noi significa solo lutto. Per i morti ammazzati, di qualunque colore, di qualunque terra, in guerra ed in pace, dal dominio e dallo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.Nostra patria è il mondo intero!

SOLIDARIETÀ DAL TEATRO COPPOLA ALL'EMBROS THEATER DI ATENE

"Quando un governo reprime la libertà dell'arte e la libertà d'espressione, cessa di avere il diritto di usurpare il nome di democrazia, divenendo l'espressione del totalitarismo che è legittimo combattere. L'arresto dei membri dell'EMBROS Theater rivela l'intenzione di un oscurantismo incompatibile col diritto che tutti abbiamo all'educazione e alla cultura. È un dovere di tutti opporsi e salvare gli spazi culturali dalle imprese mafiose della privatizzazione e dal controllo del mercato."

Raoul Vanegeim, filosofo e scrittore

 

"When a government represses the freedom of art and the freedom of expression, it no longer has the right to usurpate the name of democracy, it becomes the expression of totalitarianism that is legitimate to fight. The arrest of the members of EMBROS Theater reveals the intention of an obscurantism incompatible with the right we all have to education and culture. It is a concern of everyone to oppose and save cultural spaces from the mafia enterpises of the privatization and the control of the commodity." 

Raoul Vanegeim, philosopher and writer

PROGRAMMA DI NOVEMBRE DEL TEATRO COPPOLA

Oggi il Collettivo del TGA lascia il Teatro Garibaldi alla Kalsa

Dopo un anno e mezzo di ininterrotta attività all'interno dello spazio occupato simbolicamente il 13 aprile del 2012 e liberato dopo anni di oblio e inefficienze della amministrazione pubblica, abbiamo scelto di sradicare la nostra azione dal luogo fisico che ha ospitato il fiorire di dinamiche nuove e partecipate che hanno rappresentato un modello di gestione alternativo e propulsivo.
Centinaia di spettacoli, assemblee, laboratori, incontri, residenze che si sono scontrati con i muri di gomma e di incomunicabilità in questa città, riuscendo ad aprire importanti varchi di partecipazione e inclusione a Palermo. Abbiamo messo il fare e lo sperimentare in prima linea, mentre fra le retroguardie campeggia una stasi che continua ad alimentare una sotterranea guerra di interessi personalistici e clientelari che blocca qualsiasi occasione di crescita.
L'azione del TGA ha dovuto fare i conti negli ultimi mesi anche con il generale decadimento ed imbarbarimento della vita civile in città, subendo diversi furti che hanno riguardato gli strumenti primari del nostro lavoro all'interno dello spazio, atti a garantire lo svolgimento delle attività.
Tutto questo non intimidisce e non ferma la nostra esperienza che, lontana dalle operazioni istituzionali di facciata, continuerà a rappresentare un presidio nomade di cultura e partecipazione.
Dall'esperienza del TGA scaturiranno nuovi immaginari ed esperienze, poiché quanto seminato in questi diciotto mesi ha espanso la categoria del "possibile" e dimostrato che agire in maniera differente è necessario e urgente.
It's all right, ma', I'm only bleeding...

Clandestini

Ci sono delle leggi che danno dei nomi alle cose. Ci sono leggi che stabiliscono che un luogo dev'essere definito clandestino e ci sono altre leggi che stabiliscono che un essere umano divenga nient'altro che un clandestino. Ma queste leggi – forse per definizione – ignorano o sono costrette a ignorare che un luogo diviene "clandestino" per necessità e un uomo diviene "clandestino" per disperazione. E che quindi, a dispetto di quelle leggi, un luogo non può far altro che rendersi clandestino e un essere umano non può far altro che diventare un clandestino.
È un momento tremendo per l'isola, per la Sicilia, questo nel quale stiamo riaprendo i battenti e non potevamo immaginarlo quando abbiamo scelto di aprire con la rassegna che abbiamo intitolato "L'Isola Plurale", citando Bufalino; non potevamo immaginare che i giorni della nostra riapertura avrebbero gettato su quel titolo una luce diversa, più inquietante, e che quella pluralità (che nelle nostre intenzioni era l'infinità delle voci e degli sguardi dei siciliani) sarebbe diventata, in qualche modo, quella di centinaia di uomini, donne e bambini che in Sicilia sono arrivati solo per morirci e che non hanno più sguardo né voce. Sono in questo momento circa cento i corpi recuperati dal mare a Lampedusa e pare ce ne siano almeno altri cento sott'acqua. Corpi di uomini, di bambini, di donne, accomunati tutti in un unico termine stabilito dalle nostre leggi, quello di "clandestino", appunto.
Ed è in un luogo clandestino come il Teatro Coppola che forse ha più senso provare a restituire sguardo e voce a tutta la pluralità di persone che fanno parte di quello che è definibile – parafrasando lo spettacolo che in questi giorni sta aprendo la nuova stagione del teatro – come "mondo offeso". È per questo motivo che diventa ancora più significativo e un onore ancora più grande che la nostra "isola plurale" venga inaugurata dal genio e dall'arte dei F.lli Napoli – che riescono a conciliare la tradizione della Sicilia e il suo cambiamento – e, in particolare, dal loro adattamento di "Conversazione in Sicilia" che si apre con un protagonista in preda ad "astratti furori per il genere umano" e con un viaggio verso la Sicilia diverso da quello di cui abbiamo avuto notizia nella notte tra il 2 e il 3 ottobre, ma che in qualche modo vi ha a che fare, proprio perché riguarda quel "mondo offeso" e dolorante dell'ingiustizia e delle sue vittime.
Ancora una cosa: in quella notte drammatica, a quanto s'è appreso, tre pescherecci che passavano nelle vicinanze del barcone di migranti, hanno scelto di non fermarsi a prestare aiuto. Questo in parte perché la legge ha dato ancora una volta un nome alle cose, che è quello di "favoreggiamento dell'immigrazione clandestina". È una forma di minaccia e di intimidazione da parte della legge, di fronte alla quale si può fare una scelta. In qualche modo questo accade anche con la clandestinità dei luoghi: si può scegliere di stare a certi ricatti e di cedere di fronte a certe minacce e si può invece scegliere di essere complici della clandestinità. O, meglio, si può scegliere di rifiutare l'idea stessa di clandestinità e di essere sostegno nella disperazione e unione nella necessità.

Lettera aperta del Teatro Coppola Teatro dei Cittadini al direttore della sezione S.I.A.E. di Catania

Egregio Sig. Direttore della sezione S.I.A.E. di Catania,
è dall'inizio dell'occupazione del Teatro Coppola Teatro dei Cittadini che lei periodicamente finge di non capire la natura e le motivazioni di questo spazio culturale restituito alla città.
Abbiamo ripetutamente spiegato ai Suoi emissari che è perfettamente inutile venire a esigere tributi da un'assemblea che ha scelto la strada della legittima illegalità per sottrarre la fruizione culturale ai continui taglieggiamenti cui è sottoposta da molossi burocratici quali la Società per cui Lei lavora. Ciononostante qualche giorno fa abbiamo ricevuto l'ennesima visita di un suo funzionario che, prodigandosi davanti a un folto pubblico in minacce da bulletto, si è coperto di ridicolo arrivando perfino a chiamare la polizia.
Sia chiaro una volta per tutte che noi non riconosciamo alla S.I.A.E. nessuna autorità sulle attività di spettacolo del Teatro Coppola Teatro dei Cittadini.
Non stentiamo a credere che questo per Lei sia un atteggiamento «sovversivo» (magari perché costituisce un pericoloso precedente di disobbedienza civile), ma la cosa ci lascia del tutto indifferenti. Quello che non ci lascia indifferenti è, invece, essere coscienti del fatto che la S.I.A.E. impone ovunque un intollerabile controllo che nulla ha a che vedere con la tutela della produzione artistica e che, anzi, ne pregiudica pesantemente la diffusione.
La S.I.A.E., unica in Europa, esercita la propria attività in regime di monopolio e decide in maniera arbitraria tariffe insostenibili sulle attività di pubblico spettacolo. Artisti, operatori culturali, piccoli club e teatri, soffrono quotidianamente gli effetti nefasti delle pratiche estorsive alle quali vengono sottoposti dall'azienda che Lei rappresenta.
Se le assurde leggi che, strumentalmente, regolano lo spettacolo in questa nazione permettono alla Sua azienda, a dispetto di diverse normative europee, comportamenti degni delle peggiori agenzie di recupero crediti, ebbene, noi non ci stiamo.
Allo stesso modo in cui ci riprendiamo gli spazi sociali sottraendoli al controllo della burocrazia amministrativa e alla speculazione privata, così neghiamo alla S.I.A.E. qualunque possibilità di controllo sull'arte che attraversa il palco del Teatro Coppola Teatro dei Cittadini.
La invitiamo pertanto a desistere da inutili attività intimidatorie nei nostri confronti e, soprattutto, la invitiamo a esimersi dal contattare personalmente gli artisti che prestano la loro opera in Teatro minacciandoli di ritorsioni, come ha già fatto in passato.

L' Assemblea del Teatro Coppola Teatro dei cittadini

"L'Isola Plurale": la nuova rassegna del Teatro Coppola che inaugura la terza stagione

Cosa raccontano i siciliani. Cosa hanno raccontato. Come lo fanno e come lo hanno fatto. Di volta in volta luogo dell'azione o suo strumento, tuffo o attesa, corda pazza o catena, la Sicilia è spazio di “cuntu”, di parole, chiacchiere e sparate. Isola di narrazioni improvvise e teatrino individuale, tavolini di istrioni al bar e voci tonanti sulle assi del palcoscenico; la Sicilia entra nella storia con repentine rivolte e ne esce abbandonandosi alla piccola morte del pomeriggio. Attraverso la lingua, la musica, il cinema, il teatro, la poesia, i pupi, i segni, il Teatro Coppola Teatro dei Cittadini inaugura la sua terza stagione di libertà e autogoverno alla scoperta di corde pazze e catene lungo le narrazioni dei siciliani.

L'1 ottobre il teatro riapre le sue porte per la sua terza stagione, inaugurando la nuova rassegna che si protrarrà per tutto il mese di ottobre e che attraverserà anche parte della programmazione dell'intero anno. Anche questa volta, come lo scorso anno, sarà la Marionettistica F.lli Napoli a dare il via, con quattro repliche - dall'1 al 4 ottobre - dell'adattamento per pupi siciliani di Conversazione in Sicilia, nel quale i personaggi della tradizione dell'Opira dei Pupi vedranno rappresentate le loro stesse vicende e vite in quelle dei personaggi del capolavoro di Elio Vittorini, in una messinscena che rifletterà sul mondo offeso e sulla necessità di ristabilirvi ordine e giustizia. Un'altra reinterpretazione del romanzo di Vittorini è quella filmica di Danièle Huillet Jean-Marie Straub, intitolata Sicilia! e presentata al Festival di Cannes del 1999, pellicola che verrà proiettata al Teatro Coppola il 6 ottobre, in una serata speciale di Alcinemamai, la rassegna cinematografica che già lo scorso anno ha presentato numerosi film mai usciti in Italia o ai quali la distribuzione ha riservato un trattamento inadeguato. La sezione musicale de "L'Isola Plurale" sarà invece inaugurata dal nuovo progetto di Alessandra RistucciaCori Niuru, sul palco del Coppola il 10 ottobre con Marco Pluchino alle percussioni, Fabio Melilli al flauto traverso e Roberto Barni al contrabasso, progetto che, ripercorrendo il viaggio dei migranti di ieri e di oggi, racconta di una Sicilia "che crede nel cambiamento e che non vuole più scendere a compromessi". Ancora musica il 12 ottobre con La Fine del Declino, che chiude il tour del cantautore siracusano Lorenzo Urciullo, in arte Colapesce, con tre tappe nei teatri occupati della Sicilia (Pinelli di Messina, Coppola di Catania e Garibaldi di Palermo) di uno show per voce, chitarra acustica, effetti e disegni dal vivo dell'illustratore Alessandro Baronciani. La lingua siciliana declinata in poesia sarà invece protagonista della serata del 18 ottobre, A poesia è comu na cannila, attraverso i versi e le voci di Dina BassoAngela BonannoSebastiano BurgarettaBiagio GuerreraRenato Pennisi. Ancora teatro, poi, con Gaspare Balsamo e con tre repliche - il 23, il 24 e il 25 ottobre - del suo Uno come a Peppino (Sulu in Sicilia putia nasciri), uno spettacolo in forma di studio che, attraverso la figura di Peppino Impastato, vuole essere un'indagine sul tema della sicilianità, su una terra "proprietaria della sua contestazione e della sua rivolta politica e culturale". Il 26 ottobre, a chiusura del primo mese de "L'Isola Plurale", la regista palermitana Costanza Quatriglio incontrerà il pubblico del Teatro Coppola per raccontare il proprio percorso artistico e il proprio lavoro e per proiettare due dei suoi ultimi film: Comandare. Una storia zen (2004) e Con il fiato sospeso (2013), presentato fuori concorso all'ultimo Festival del Cinema di Venezia, film che racconta le drammatiche vicende che hanno visto protagonista la Facoltà di Farmacia dell'Università di Catania e che avrebbero portato alla morte, per tumore al polmone, di un giovane dottorando di ricerca e al processo che oggi vede imputati i vertici della Facoltà per inquinamento ambientale e discarica non autorizzata.
Evento fuori rassegna, infine, quello che, nella serata del 27, chiuderà la programmazione di ottobre del Teatro Coppola: si tratta di ELEM - electronic free form improvisation, un progetto nato un anno fa sul palco dell'Ex Asilo Filangieri - il teatro occupato di Napoli - dall'incontro tra la videoartista Alessandra Antonelli e i tre musicisti elettronici Marco MessinaEmanuele ErranteFabrizio Elvetico.

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