#IOOCCUPO

#ioccupo è un gioco dei più semplici. Basta poco e pochi materiali: un foglio, un pennarello, una macchina fotografica (o cellulare con fotocamera), una connessione a internet. E' un gioco tanto semplice, da sembrare banale. Ma i giochi sono tali solo per chi non li gioca. O non li capisce. I giochi richiedono fantasia. Creatività. Ma soprattutto motivazione. Se si chiedesse a un bambino che sta giocando cosa stia facendo, la reazione sarebbe quella di un adulto che sta lavorando. La motivazione, la stessa. Ed è quella motivazione che, con questo gioco, cerchiamo di recuperare. La motivazione di chi crede che qualcosa possa essere ancora costruito o modificato. In meglio, è certo. Che pensa che non sempre le regole conosciute siano esatte. Che s'inventa un teatro da un magazzino abbandonato. E ci crede così tanto che, alla fine, il teatro esiste davvero.
#iooccupo è un gioco dei più semplici. Basta poco e pochi materiali. Ma di motivazione ne richiede. E tanta.
Se sostieni il Teatro Coppola Teatro dei Cittadini gioca con noi. D'altronde questo è un gioco di cui fai parte dal primo giorno.

Regole del gioco: con un pennarello traccia delle linee su un foglio fino a comporre la frase #IOOCCUPO più la tua professione (ad es. "#IOOCCUPO – INSEGNANTE). Fatti scattare una foto con il foglio in mano e condividila sulla pagina facebook del Teatro Coppola Teatro dei Cittadini, digitando l'hashtag #iooccupo.

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LEGGENDA METROPOLITANA

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«La leggenda metropolitana deve essere nata da un vecchio progetto dell’Amministrazione Scapagnini mai andato in porto e per il quale non era stato stanziato il becco di un quattrino. Per forza non se ne sa più niente: è rimasta solo sulla carta». GIUSEPPE GIRLANDO

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La disobbedienza è civile

 Il problema sollevato in questi giorni dall'Amministrazione Comunale sulla “legalità” del Teatro Coppola Teatro dei Cittadini è strumentale e falso, come strumentale e falsa ne è la soluzione.

Ridurre un'esperienza di cittadinanza diretta a semplice questione amministrativa, pur riconoscendone la valenza sociale, è il modo di nascondere sotto il tappeto bisunto della legalità le motivazioni che stanno alla base di questa esperienza.

Condividerne la valenza ma non la pratica vuol dire farne propria la superficie e non la sostanza.

L'occupazione del Teatro Coppola Teatro dei Cittadini nasce per sottolineare la totale mancanza di una politica culturale pubblica; l'intenzionale disinteresse verso i mestieri della cultura; la delega esclusiva ai grossi privati della gestione dello spettacolo; la pratica dei grandi eventi come esposizione mediatica della politica e distribuzione clientelare dei finanziamenti; il sequestro di strutture e fondi pubblici da parte di enti istituzionali (vedi Teatri Lirici e Teatri Stabili) gestiti in consorteria e ridotti a feudo esclusivo di amici, parenti e raccomandati; la totale mancanza di percorsi di formazione accessibili a tutti; l'immiserimento artistico di un territorio che, per patrimonio storico morale e materiale, dovrebbe essere la prima azienda culturale del Paese; la continua fuga altrove di intelligenze e maestranze; la conferma a oltranza di corporazioni privilegiate e verticistiche; l'assoluta estromissione dei cittadini dai processi decisionali, dalle scelte, dalla condivisione; la creazione di solitudine sociale.

A fronte di tutto questo l'Amministrazione vorrebbe uscirsene con un canone agevolato o cambiando nome a vecchi assessorati.

Come idea di legalità ci sembra un po' debole, debole quanto il patetico paternalismo dell'accompagnare lungo il percorso del rispetto delle regole il Teatro Coppola Teatro dei Cittadini.

Sono le loro regole ad aver prodotto l'occupazione. È l'uso spregiudicato di queste regole a produrre disobbedienza civile.

La soluzione, secondo l'Amministrazione, sarebbe quella di «avviare il percorso previsto dai regolamenti comunali per l'assegnazione di spazi in concessione(...) presentando una domanda».

Certo, potevamo pensarci due anni fa a presentare una domanda: “Ci date in concessione quel deposito di sterco per il quale avete stanziato 225.000 euro dei quali non si sa più nulla?”.

L'amministrazione comunale sa perfettamente che l'immobile in questione non ha nessun requisito legale per poter esser dato in concessione secondo le vigenti norme; sa perfettamente che per mettere in agibilità lo stabile di Via Vecchio Bastione 9 dovrebbe effettivamente spendere quei 225.000 euro già stanziati e scomparsi nel 2005; è perfettamente a conoscenza dell'impossibilità di assegnarlo, eppure è così buona da tenderci la mano e provare a farci passare per quelli che aprioristicamente la rifiutano. Strana professione di trasparenza, anche se questa trasparenza, si sa, è sempre applicabile con le guardie.

Ma spingiamoci oltre nel percorso delle regole.

Rientrare nella legalità significa costituirsi in cooperativa o in associazione, diventare un soggetto giuridico preposto alla gestione dello spazio. Né più né meno di un qualsiasi privato, uno di quei tanti privati che grazie all'applicazione delle regole sono costretti a chiudere con impressionante frequenza le proprie attività.

Probabilmente l'amministrazione comunale ignora, o fa finta di ignorare, cosa significa gestire un piccolo teatro, una piccola sala concerti, un piccolo cinema, un'associazione, un qualsivoglia spazio culturale; ignora quanti posti di lavoro vengono bruciati nel mondo dello spettacolo a causa di regole utili solo a spremere quanto più possibile i gestori senza restituire niente in termini di servizi e agevolazioni.

Fra utenze, permessi di vario tipo, S.I.A.E., tasse di smaltimento rifiuti, limiti di decibel, controlli selvaggi e applicazioni arbitrarie dei regolamenti a seconda dell'umore dell'agente di turno, il gestore di un locale farebbe prima a darsi alla macchia invece di restare al suo posto ed essere trattato col disprezzo che tocca al fannullone.

È praticamente impossibile gestire una sala nel rispetto delle regole. Un incubo farlo senza contributi.

Regolarizzare il Teatro Coppola Teatro dei Cittadini equivale a sgomberarlo. E di questo l'amministrazione è cosciente.

Detto ciò, se avessimo voluto aprire un oratorio non saremmo qui a rischiare denunce. Se avessimo voluto essere parte di un sistema di regole inique e fuori dal tempo avremmo trovato il modo di chiedere il permesso.

Non abbiamo bisogno di un garage da trasformare in “atelier” a tasso agevolato. Noi difendiamo una pratica che genera conflitti necessari e partecipazione sociale.

Difendiamo una pratica come contributo al generale discorso sull'emergenza cultura e sulla qualità dell'esistenza di ognuno.

Difendiamo una cultura che è ricchezza collettiva e come tale va condivisa, di fatto e non attraverso gare d'appalto.

L'umanità di una disobbedienza fondata sulla reciproca solidarietà fra cittadini, disobbedienza che solo in tale complicità trova la sua legge e la sua legittimazione.

Non innalziamo barricate: apriamo porte chiuse dalle regole affinché queste porte vengano attraversate dai bisogni e dalle più diverse esperienze di quanti credono sia ancora possibile far parte di una comunità, come individui liberi e non come sudditi abili solo a mettere una croce su una scheda.

Su questi temi e con questi argomenti siamo disponibili a incontrarci, sin da subito e pubblicamente, con tutte le componenti artistiche, culturali, politiche ed economiche della Città di Catania.

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Polizia giudiziaria al Teatro Coppola: «Occupazione: il Comune non lo sa»

Oggi 17 Gennaio 2014, alle ore 19:14, due agenti di polizia giudiziaria si sono presentati in teatro su richiesta dell’ufficio al patrimonio del Comune di Catania con l’intento di verificare l’effettiva “occupazione abusiva di uno stabile di proprietà comunale”. Alcuni dei presenti sono stati identificati.
Come da copione la politica legalitaria della giunta Bianco comincia a dare i suoi frutti.
Preoccupati di ridurre l’emergenza cultura/socialità a semplice questione amministrativa e di ordine pubblico, gli uffici comunali danno il via ai soliti balletti da controllori pianificando una normalità ferrea e desertificante.
La cosa non ci riguarda.
Il Teatro Coppola Teatro dei Cittadini è occupato e riaperto dal 16 Dicembre 2011. Dove c’era abbandono, speculazione e malaffare, da due anni la città si ritrova producendo, distribuendo e garantendo pubblicamente creatività e partecipazione.
All’ufficio del patrimonio e al Comune di Catania confermiamo che i locali di via Vecchio Bastione 9, già sede del primo teatro comunale della città, sono effettivamente occupati: occupati dai bisogni, dalle urgenze, dalla gioia di tutti quei cittadini che non accettano la speculazione privata, l’arroganza amministrativa, la cancellazione della memoria storica e culturale di un’intera comunità.

L’Assemblea del Teatro Coppola Teatro dei Cittadini, Catania

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Insieme all'ex Colorificio di Pisa

La rete dei teatri e degli spazi culturali occupati è vicina al Municipio dei Beni Comuni che questa mattina ha rioccupato l’ex-Colorificio di Pisa, riappropriandosi di uno spazio abbandonato, reso vivo dalla partecipazione di migliaia di cittadine e cittadini e dalla volontà di sottrarre alla speculazione e agli interessi di pochi un’esperienza diventata di tutte e tutti. Denunciamo l’ottusità di chi in questi momenti sta decidendo di sgomberare nuovamente l’Ex Colorificio con una reazione violenta e repressiva e il silenzio/assenso dell’amministrazione di centro sinistra, che si dimostra ancora una volta incapace d’ascoltare la volontà della cittadinanza.

ex Asilo Filangieri

F.A.C.K. 

Macao

Nuovo Cinema Palazzo

Teatro Coppola Teatro dei cittadini
Teatro Garibaldi Aperto
Teatro Pinelli Occupato

Teatro Rossi Aperto

Teatro Valle Occupato
Sale Docks

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Cesare Basile rifiuta il premio Tenco e difende i teatri occupati

"Situazioni di contrabbando", evento organizzato a quattro mani dal Club Tenco e dal Valle occupato, è stato annullato in seguito alle dichiarazioni degli esponenti della SIAE contro i Teatri occupati italiani. Il Club Tenco "preso atto del forte contrasto emerso negli ultimi giorni tra il Teatro Valle di Roma occupato e la Siae, ha deciso di annullare la manifestazione". Cesare Basile, vincitore della targa Tenco di quest'anno, ha deciso di rifiutare il premio. Condividiamo il comunicato stampa perchè lo riteniamo un forte atto di coerenza e difesa della dignità degli spazi liberati come il Teatro Coppola, il Teatro Valle e tutti gli altri spazi restituiti alla cultura.

Perchè non ritirerò il premio Tenco
22 novembre 2013 alle ore 12.10

Credo che un artista abbia il dovere di schierarsi piuttosto che sottrarsi ai conflitti. È l'unica regola alla quale ho cercato di essere fedele come individuo e come musicista nel corso della mia oramai lunga carriera. Viviamo da troppo tempo e con sconcertante naturalezza l'era delle tre scimmie, la viviamo adeguandoci alla goffaggine che genera complicità, paghi del piatto di minestra che la carità del Potere ritiene di assegnarci ai piedi della sua tavola. Non vedo, non sento, non parlo. Tuttalpiù faccio un salto di fianco e lascio che la cosa passi. Strana pratica per un mestiere che è fatto esclusivamente di vedere,sentire e parlare. Strana pratica per chi ha scelto il racconto come segno della propria esistenza. Faccio parte da due anni dell'assemblea del Teatro Coppola Teatro dei Cittadini, un teatro occupato e autogestito, uno spazio sottratto all'incuria e alla magagna della Pubblica Amministrazione, frutto gioioso e libero di un altrettanto gioioso e libero atto illegale. Rivendico quotidianamente la legittimità di questa pratica come risposta a un sistema di gestione dell'arte e della cultura verticistico, monopolista, clientelare. Questo non mi rende migliore o peggiore di altri, né fa di me un eroe, mi vede solo parte attenta di una scelta e come parte attenta di una scelta non posso fare a meno di vedere, sentire e parlare. I recenti attacchi del presidente della S.I.A.E., Gino Paoli, e del suo direttore generale Gaetano Blandini contro il Teatro Valle occupato e le altre esperienze autogestite sul territorio italiano (il Teatro Coppola Teatro dei Cittadini fra queste) mi hanno profondamente disgustato per toni e arroganza; attacchi dai quali traspare, tra l'altro, una chiara e ben orchestrata richiesta autoritaria di ripristino della legalità che altro non è che un'esortazione allo sgombero. Sabato 30 Novembre avrei dovuto partecipare, insieme ad altri musicisti, a una manifestazione organizzata dal Club Tenco e dal Teatro Valle. In seguito allo scontro con la S.I.A.E. il Club Tenco ha cancellato questa manifestazione dalla sua agenda con la seguente motivazione:«Il Club Tenco di Sanremo, preso atto del forte contrasto emerso negli ultimi giorni tra il Teatro Valle di Roma occupato e la Siae, ha deciso di annullare la manifestazione “Situazioni di contrabbando” programmata al Teatro Valle nei giorni 29 e 30 novembre. Non avendo la competenza tecnica per entrare nel merito dei gravi motivi di contrasto, il Club ritiene comunque di non dover alimentare, per la sua parte, attriti e polemiche, e per questo rinuncia serenamente ad un evento che potrebbe acuire il dissidio tra le due parti». Essendo la S.I.A.E. partner importante del premio Tenco non viene difficile capire il perché di questo passo indietro. Ma se il Club Tenco ritiene di dover sottostare a un ricatto e fare un passo indietro per non «acuire il dissidio tra le due parti»,io reputo opportuno farne uno in avanti per sottolinearlo questo dissidio: conflitto fra chi vuole una cultura liberata e chi, invece,la cultura vuole amministrarla per mantenere privilegi. Ecco perché, ringraziando tutti quelli che mi hanno votato, non ritirerò la targa Tenco 2013 per il miglior album in dialetto e non parteciperò alla premiazione dell'8 dicembre al Petruzzelli di Bari.

Cesare Basile

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PROGRAMMA DI DICEMBRE DEL TEATRO COPPOLA

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I FALSETTI PECORINI DELLA S.I.A.E.

Da un articolo pubblicato su La Sicilia di oggi, 19 Novembre 2013, a firma di Silvia Lambertucci apprendiamo la viva preoccupazione della S.I.A.E. rispetto alla generale situazione dello spettacolo dal vivo espressa dal bilancio dell'anno in corso.

Senza soffermarci sui dati e le percentuali fornite dall'azienda, dati e percentuali che riguardano compravendita di cultura e spettacolo alla stregua di quarti di bue, ci preme sottolineare il nuovo fronte aperto  dalla S.I.A.E. per spiegare i motivi del fallimento dell'industria culturale del paese.

Secondo il direttore generale Gaetano Blandini, degno compare del presidente Gino Paoli, il Teatro è in crisi nera perché “Le okkupazioni tolgono lavoro” (le kappa d'obbligo saranno frutto dell'originalità dell'articolista), sottolineando la sua contrarietà rispetto alla cultura gratuita in quanto “la gratuità toglie posti di lavoro” e lamentando il fatto che il Teatro Valle e la deriva di occupazioni che ne è seguita “fanno concorrenza sleale agli altri teatri”.

“Il morbo del Teatro Valle si espande, solo a Roma 30 spazi occupati 80 in Italia, fra un po'nessuno pagherà più nulla”, piagnucola in falsetto pecorino e pestando i piedi in terra il direttore generale Blandini.

Caro direttore generale, ci sembra che lei sia più preoccupato del bilancio del mercato delle estorsioni gestito dalla sua azienda che non dello stato dello spettacolo in Italia; che questo ridicolo attacco frontale alle pratiche di occupazione e autogestione di luoghi di cultura sia volto a sollecitare un intervento contro esperienze che sottraggono socialità, creatività e arte alle grinfie di un sistema monopolista fatto di clientele, privilegi, direzioni artistiche milionarie, contributi a pioggia e grandi eventi, sistema che lei egregiamente rappresenta e difende, essendone, ovviamente, fra i pochi beneficiari.

Sarebbe interessante capire in che modo l'autogestione di spazi di cultura condivisi toglierebbe lavoro e sarebbe ancora più interessante capire di quale lavoro si parla,probabilmente pensa alla pletora di esattori che la sua società ha contribuito a creare in novantanni di attività.

Da parte nostra possiamo solo prendere atto di come l'occupazione e l'autogestione cittadina di spazi di cultura determini autoformazione, professionalità, disponibilità di luoghi e tecnologia per pensare, produrre, rappresentare e distribuire idee e creatività altrimenti destinate al silenzio.

Lei sostiene ancora che “al settore servono regole e sostegno. Se questo non ci sarà abbiamo ancora qualche anno ma non di più”.

Caro Direttore Generale,l'ossessione della regola, per essere legittimata, ha bisogno di nemici e ci sembra che lei li stia additando pubblicamente; non ce n'era bisogno,noi siamo da tempo dichiaratamente suoi nemici e nemici del sistema che lei rappresenta. Sistema a cui, sinceramente, non auguriamo di sopravvivere qualche anno in più.

 

P.S. E comunque al Teatro Coppola Teatro dei Cittadini non si “okkupa”, si libera, per tutti.

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