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COMPRAMI, IO SONO IN SVENDITA

2016, l’anno della grande liquidazione. Mettete le mani ai portafogli, signori, Catania è in vendita.
Imprenditori. Burocrati. Maghi della finanza. Santoni dell’edilizia. Prestanomi.
Diciamo a voi.
E non temete per la cultura. No. Non guardate al passato. C’è un bilancio da risanare.
In una città in cui il frastuono dei clacson si contrappone al silenzio delle coscienze, in pochi si accorgeranno della bellezza defraudata, della storia dimenticata e delle mani che le hanno costruite. Qualcuno vi muoverà delle critiche, è certo. Altri si riuniranno intorno a fumose tavole rotonde. Ma quando l’urgenza della pancia tornerà a riempire le bocche e le parole verranno inghiottite insieme al vino, saranno le mani a raccontare qualcosa. Le vostre prenderanno. Le nostre difenderanno. Le vostre distruggeranno. Le nostre creeranno. Non alberghi - quello lo lasciamo fare a voi - ma coscienze, urgenze, intelligenze. E queste non si possono comprare. Non si possono concordare. Si possono solo conquistare. Con l’arte. Con la bellezza. Con la libertà.
Il Teatro Coppola non è in vendita. Le mura lo sono. 
Ma noi - NOI - siamo e saremo quello che siamo sempre stati: i cittadini di una città che non vi appartiene. 
E con noi vi dovrete confrontare.
[L'Assemblea del Teatro Coppola - Teatro dei Cittadini]

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Saldi Generali

Stamattina, mentre i mezzadri della cultura erano ancora intenti a rimestare fra i resti del letame per capire quale sia il sistema più etico di servire un padrone, il Teatro Coppola Teatro dei Cittadini ha ricevuto la visita di una commissione comunale facente capo all'ufficio al patrimonio.
I simpatici e gentilissimi funzionari che, come da copione, ignoravano l'esistenza, le ragioni e le attività dell'occupazione, ci hanno comunicato che l'Amministrazione Bianco ha redatto una lista di immobili alienabili, cioè destinati alla svendita in favore di privati, e che il Teatro Coppola è stato inserito in questa lista. Scopo della loro visita era, pertanto, constatare lo stato dell'edificio e il suo attuale utilizzo.
Li abbiamo lasciati entrare e ci siamo premurati di fornir loro tutte le indicazioni utili a identificare uno stabile di cui ignoravano origini, storia passata e vicende presenti. Li abbiamo anche informati del fatto che una società facente capo a un noto gruppo imprenditoriale catanese ha di recente acquistato l'immobile confinante con il Teatro.
Non staremo qui a ricordare come la dismissione dei beni pubblici in favore di amici privati sia da sempre il fiore all'occhiello delle Amministrazioni Comunali di qualunque colore e che, attraverso questo tipo di operazioni, si riduce la libera fruizione di spazi e risorse sociali a favore di oscuri profitti e speculatori. Né ci meravigliamo della sfrontatezza con cui da sempre si fa sacco sulla pelle dei diritti dei cittadini. Certo è che se, di fronte all'emergenza abitativa, alla lottizzazione politica degli spazi culturali, alla mancanza di agibilità per un'intera collettività buona solo come carne elettorale, le risposte dell'Amministrazione passano per il bieco commercio del patrimonio e delle cariche, noi rivendichiamo ad alta voce il diritto all'abusivismo. Rivendichiamo la libertà di ignorare regole buone solo a creare sudditi e leccaculo. Rivendichiamo con gioia il tempo dell'occupazione e l'occupazione del tempo sottratto all'autorità.

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5

Il cinque è tentazione.
Irruzione dell'altro nel quadrato.
Lo straniero, il matto, l'uno che irrompe nel quattro e per addizione lo risveglia.
Il cinque non ci fa paura.
La tentazione dell'altro scuote il salvadanaio della miseria e l'arroganza del giardino curato con l'aspirapolvere.
Nell'altro e dall'altro si mette in discussione la geometria delle sicurezze, l'ordine a misura della vanità dei condannati.
La solitudine del branco cerca compagnia nei capi. I capi rimestano nella bile suolo, sangue, nazione e povertà.
I reticolati non sono mai dismessi. Socchiusi, a volte, come sportelli di collocamento, restano la mesta bandiera della ragioneria penitenziaria. Siamo carcerati nella nostra comunità, nella nostra morale condivisa, nella comune percezione del bene e del male, della sessualità, dell'ordine mentale. Lucidiamo filo spinato come si fanno scorrere i grani del rosario.
Il cinque è tentazione.
Il cinque è l'altro. Straniero, frocio, abusivo, pazzo, illegittimo, diverso, disertore e balordo.
La quinta stagione non esiste in natura, per questo non si chiede il permesso di prenderla.

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La risata del guitto

"Rivendichiamo il diritto di riappropriarci e prenderci cura di un bene comune abbandonato per restituirlo alla storia della città.
Crediamo fermamente che rimettere in discussione la gestione della pubblica proprietà sia condizione imprescindibile per sperimentare nuove forme partecipate e consapevoli di organizzazione del territorio, del lavoro e della creatività collettiva; che la pubblica proprietà debba ritornare a essere luogo dei diritti e del poter fare, contro l'indiscriminato accumulo privato, il commercio fuori controllo, l'abbandono del patrimonio e l'alienazione dei beni comuni operata dalle caste amministrative di ogni colore".
Questo scrivevamo nel manifesto del Teatro Coppola Teatro dei Cittadini pubblicato il 16 Dicembre 2011, giorno in cui occupavamo i resti del primo Teatro Comunale di Catania dando il via a una straordinaria, eterogenea, contraddittoria e informe esperienza di autogestione e libertà.
Quel giorno venivamo meno al dovere di essere qualcosa e allo stesso tempo rivendicavamo il diritto di dichiararci inutili al circuito istituzionale, abili al fastidio, liberi di sottrarci alle dinamiche burocratiche, autoritarie e clientelari celate dietro il falso contenzioso legalità/illegalità.
Sono passati più di tre anni e oggi, prossimi alla conclusione di un'altra stagione di spettacoli, formazione, laboratori e accoglienza, mentre in città si ripropongono ben noti balletti sul tema degli spazi, ribadiamo senza alcuna remora le affermazioni di allora e le ragioni di una pratica, quella dell'occupazione, che non contempla ginnastica d'obbedienza.
La questione non riguarda la concessione degli spazi o la paghetta mensile che le amministrazioni di turno decideranno di elargire ai bravi cittadini. La questione, oggi come allora, sta nel vivere un presente che sappia fare a meno di paghette e concessioni, un presente per cui non si debba chiedere permesso ad amministratori che si fanno proprietari.
La cultura non può avere padroni e non ha bisogno di regole, soprattutto se queste regole trasformano le istituzioni culturali in mangiatoia per i potenti di turno (Stabile e Teatro Massimo ne sono un esempio fra i tanti) e costringono al silenzio le piccole realtà indipendenti attraverso il ricatto dei finanziamenti.
Troppe le parole rigirate a caso attorno a periodici tavoli di trattativa o al circo blaterante del decoro, parole atte a mascherare maldestramente l'assoluta mancanza di una politica culturale che non contempli favoritismi, speculazioni, sprechi di denaro pubblico in creme e belletti.
L'occupazione del Teatro Coppola non crea economia, certo, e non intende farlo, quando per economia si intende accumulo indiscriminato di profitto e lottizzazione, riproposizione di un modello salariale che fa di merci ed esseri umani collo unico da mercato.
Non siamo risorse umane, siamo individui, e come individui impariamo a condividere la ricchezza prodotta dal nostro impegno quotidiano secondo le possibilità e le disponibilità di ognuno.
L'occupazione del Teatro Coppola in tre anni ha generato, senza partita doppia, partecipazione sociale, professionalità, esperienze, crescita intellettuale, stimoli creativi, mestieri, critica liberata dell'esistente, relazioni.
Oggi ci interroghiamo su questi tre anni e sappiamo vedere le nostre mancanze, quello che avremmo potuto e non abbiamo fatto, l' autoreferenzialità e la supponenza che vengono dal difendersi, la disattenzione cresciuta nell'affanno. Lo facciamo e continueremo a farlo in un' assemblea libera, antiautoritaria, aperta a tutti, cangiante e ancora irriverente anche e soprattutto verso se stessa. Un'assemblea che non ha bisogno di carta bollata per metterci la faccia.
In questo ci riconosciamo e con questa dote attraversiamo attivamente il tessuto sociale oltre le leggi che pretendono di regolarlo, sicuri che l'occupazione sia ancora pratica fautrice di infinite identità possibili e di incontrollabili scoperte.
La consapevole risata del guitto mentre tutt'intorno si piange la morte del padrone.

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Cambio date Assemblea Aprile

Vi comunichiamo che l'assemblea aperta del Teatro Coppola, che di norma si svolge ogni lunedì alle 20.30, questo mese subirà dei cambiamenti a causa di coincidenze festive e di eventi:
da lunedì 6 aprile alle 20.30 a martedì 7 aprile alle 20.30
da lunedì 13 aprile alle 20.30 a martedì 14 aprile alle 20.30

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