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La risata del guitto

"Rivendichiamo il diritto di riappropriarci e prenderci cura di un bene comune abbandonato per restituirlo alla storia della città.
Crediamo fermamente che rimettere in discussione la gestione della pubblica proprietà sia condizione imprescindibile per sperimentare nuove forme partecipate e consapevoli di organizzazione del territorio, del lavoro e della creatività collettiva; che la pubblica proprietà debba ritornare a essere luogo dei diritti e del poter fare, contro l'indiscriminato accumulo privato, il commercio fuori controllo, l'abbandono del patrimonio e l'alienazione dei beni comuni operata dalle caste amministrative di ogni colore".
Questo scrivevamo nel manifesto del Teatro Coppola Teatro dei Cittadini pubblicato il 16 Dicembre 2011, giorno in cui occupavamo i resti del primo Teatro Comunale di Catania dando il via a una straordinaria, eterogenea, contraddittoria e informe esperienza di autogestione e libertà.
Quel giorno venivamo meno al dovere di essere qualcosa e allo stesso tempo rivendicavamo il diritto di dichiararci inutili al circuito istituzionale, abili al fastidio, liberi di sottrarci alle dinamiche burocratiche, autoritarie e clientelari celate dietro il falso contenzioso legalità/illegalità.
Sono passati più di tre anni e oggi, prossimi alla conclusione di un'altra stagione di spettacoli, formazione, laboratori e accoglienza, mentre in città si ripropongono ben noti balletti sul tema degli spazi, ribadiamo senza alcuna remora le affermazioni di allora e le ragioni di una pratica, quella dell'occupazione, che non contempla ginnastica d'obbedienza.
La questione non riguarda la concessione degli spazi o la paghetta mensile che le amministrazioni di turno decideranno di elargire ai bravi cittadini. La questione, oggi come allora, sta nel vivere un presente che sappia fare a meno di paghette e concessioni, un presente per cui non si debba chiedere permesso ad amministratori che si fanno proprietari.
La cultura non può avere padroni e non ha bisogno di regole, soprattutto se queste regole trasformano le istituzioni culturali in mangiatoia per i potenti di turno (Stabile e Teatro Massimo ne sono un esempio fra i tanti) e costringono al silenzio le piccole realtà indipendenti attraverso il ricatto dei finanziamenti.
Troppe le parole rigirate a caso attorno a periodici tavoli di trattativa o al circo blaterante del decoro, parole atte a mascherare maldestramente l'assoluta mancanza di una politica culturale che non contempli favoritismi, speculazioni, sprechi di denaro pubblico in creme e belletti.
L'occupazione del Teatro Coppola non crea economia, certo, e non intende farlo, quando per economia si intende accumulo indiscriminato di profitto e lottizzazione, riproposizione di un modello salariale che fa di merci ed esseri umani collo unico da mercato.
Non siamo risorse umane, siamo individui, e come individui impariamo a condividere la ricchezza prodotta dal nostro impegno quotidiano secondo le possibilità e le disponibilità di ognuno.
L'occupazione del Teatro Coppola in tre anni ha generato, senza partita doppia, partecipazione sociale, professionalità, esperienze, crescita intellettuale, stimoli creativi, mestieri, critica liberata dell'esistente, relazioni.
Oggi ci interroghiamo su questi tre anni e sappiamo vedere le nostre mancanze, quello che avremmo potuto e non abbiamo fatto, l' autoreferenzialità e la supponenza che vengono dal difendersi, la disattenzione cresciuta nell'affanno. Lo facciamo e continueremo a farlo in un' assemblea libera, antiautoritaria, aperta a tutti, cangiante e ancora irriverente anche e soprattutto verso se stessa. Un'assemblea che non ha bisogno di carta bollata per metterci la faccia.
In questo ci riconosciamo e con questa dote attraversiamo attivamente il tessuto sociale oltre le leggi che pretendono di regolarlo, sicuri che l'occupazione sia ancora pratica fautrice di infinite identità possibili e di incontrollabili scoperte.
La consapevole risata del guitto mentre tutt'intorno si piange la morte del padrone.

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Cambio date Assemblea Aprile

Vi comunichiamo che l'assemblea aperta del Teatro Coppola, che di norma si svolge ogni lunedì alle 20.30, questo mese subirà dei cambiamenti a causa di coincidenze festive e di eventi:
da lunedì 6 aprile alle 20.30 a martedì 7 aprile alle 20.30
da lunedì 13 aprile alle 20.30 a martedì 14 aprile alle 20.30

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AFTERHOURS live Tour teatrale IO SO CHI SONO

after

La vicinanza al Teatro Coppola, manifestata dagli Afterhours fin dalle prime ore di occupazione, li porta ancora una volta sul palco del "Teatro dei Cittadini", con due date straordinarie del loro ultimo tour teatrale "Io So Chi Sono", conclusosi lo scorso 28 Febbraio a Senigallia. Lo spettacolo che li ha visti calcare i palcoscenici dei maggiori teatri italiani, dall'Augusteo di Napoli, al Ponchielli di Cremona, al Verdi di Firenze, arriva al Teatro Coppola di Catania in una versione ripensata per le peculiarità di questo spazio occupato e in ulteriore segno di solidarietà e condivisione del gesto e delle pratiche che hanno fatto nascere e che fanno vivere da più di tre anni questo spazio restituito alla città e alla cultura. Uno spettacolo di luci, immagini, canzoni e parole sull'identità, un dialogo aperto con il pubblico su un tema centrale nel percorso di ogni essere umano. I brani degli Afterhours, dai più datati ai più recenti, si alternano e si mischiano a stralci di narrativa e poesia contemporanee letti e sonorizzati dalla band, da Gramsci a Pessoa, da T. S. Eliot a Ginsberg e a Pasolini, il tutto corredato dalle realizzazioni video di Graziano Staino. Sul palco: Manuel Agnelli, Rodrigo D'Erasmo, Xabier Iriondo, Roberto Dell'Era e le due new entry Fabio Rondanini (Calibro 35) e Stefano Pilia (Massimo Volume), che hanno recentemente sostituito Giorgio Prette e Giorgio Ciccarelli.

INGRESSO SOLO SU PRENOTAZIONE Leggi tutto

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LA DETONAZIONE DELLA NAUSEA NEL 'VITALISMO INFELICE' DI FRANCO MARESCO

FRANCO MARESCO

Anatomia del cineasta "assente"
( al Festival di Venezia per l' anteprima del suo BELLUSCONE )

1. "BELLUSCONE" NON È STATO MESSO IN GARA PER IL "LEONE D'ORO"
"Non me ne frega niente e l'ho detto anche a Barbera. Facciamo un confronto con venti anni fa. Con Pontecorvo fummo molto più esigenti. O Concorso o niente. Altro cinema. Altra Italia. E infatti non andammo a Venezia. Non se ne fece nulla. Sia "Lo zio di Brooklyn" sia "Totò che visse due volte" andarono a Berlino. All'epoca eravamo convinti che per film come i nostri, un direttore di un festival dovesse avere il coraggio necessario a presentarli. Adesso lo scenario è cambiato. Il cinema è finito. Quello che ho detto a Barbera è che m'imbarazza stare in un posto dove c'è un tappeto rosso, ma che forse avrebbe fatto meglio a metterlo in Concorso per dare un segno a quei registi che provano a fare qualcosa di diverso, a uscire dagli schemi. Ma va bene così. Stare al centro dell'attenzione mi avrebbe creato molte paranoie."

2. LA NAUSEA
"Non riesco più a uscire dalla nausea. Un vitalismo infelice sostituisce l'energia che non ho più."
(dichiarazioni rilasciate a Giona A.Nazzaro, in Film Tv, n.35, 7-13 settembre 2014)

3. NON ESSERCI A VENEZIA
"Non potevo venire a Venezia, ho problemi di famiglia, ho problemi con me stesso, mi faceva paura l'idea dello sbarco con tutti che ti aspettano, ti fotografano, usano il cellulare, mi vengono attacchi di panico solo al pensiero. Sono consapevole della mia fragilità, non ho mai avuto la forza di Daniele Ciprì, e neanche puoi dire alla gente "scusate soffro di depressione", ti guardano male, porti pure iella."

4. LA SCOMMESSA
"Sono contento per tutti quelli che hanno lavorato nel film, e non è stato facile, perché nessuno ci credeva. Mi fa stare bene il pensiero di aver vinto un paio di scommesse: quella di finire il film, visto che ormai, per carattere e per depressione, mi sono fatto la fama di uno inaffidabile, che non porta a termine niente, e poi la scommessa di averlo finito in tempo per Venezia. Ma se penso a me, personalmente, tutto mi sembra inutile."
(dichiarazioni rilasciate a Maria Pia Fusco, in la Repubblica, lunedì 1 settembre 2014)

5. PALERMO
"Fare cinema altrove era da codardi. Quando con Ciprì facevamo "Cinico Tv" eravamo mossi da una rabbia infinita per questa terra, ma anche da un grande amore per gli ultimi sprazzi d'umanità. Mi è rimasta solo la rabbia. Nelle periferie c'è una disperazione terrificante, una sorta d'invasione degli ultracorpi, tra vestiti griffati, scarpe rubate, trucchi pesanti, occhi sempre puntati su smartphone di provenienza equivoca. E' lo sguardo delle persone a essere sparito."
( dichiarazione riportata da Fabio Ferzetti nella sua recensione al film, in Il Messaggero, lunedì 1 settembre 2014 )

6. PALERMO E BERLUSCONI
"Sì, è vero, la canzone "Vorrei conoscere Berlusconi" esiste, non è un'invenzione. Una delle cose che più mi ha colpito è che proprio un ragazzo di Villagrazia di Palermo, il luogo di cui fu padrone assoluto il mafioso d'altri tempi Stefano Bontade, ha pensato un giorno di comporre un brano del genere. Un pezzo in cui Berlusconi è visto come l'unica persona in grado di far salire tutti i gradini della scala sociale. (…) Anche mentre precipitava nella tragedia e nella farsa, Berlusconi in Sicilia non è mai stato abbandonato… Con la crisi, poi, le cose non migliorano, anzi. Palermo è una città che sta male, che non dà segni di cambiamento, dove la cosa peggiore, cioè l'indifferenza, non fa che aumentare."
(dichiarazioni rilasciate a Fulvia Caprara, in La Stampa, oggi lunedì 1 settembre 2014)

7. MARESCO E DELL'UTRI
"Non c'è verità giudiziaria che possa cambiare quello che già sappiamo. Con lui ho conversato per un'ora, c'è stato davvero un guaio tecnico. L'unico modo per irridere la sua omertà era convertire l'incidente in altro, farlo diventare un personaggio di "Cinico Tv"."

8. TRE FALLIMENTI
"Le vite parallele di tre poveretti, il racconto dei loro fallimenti: quello politico di Silvio Berlusconi, quello dell'impresario di cantanti neomelodici Ciccio Mira, messo in un angolo dalle sue stesse creature che sembrano arrivate da un'invasione di ultracorpi. E il mio come regista." 
(dichiarazioni rilasciate a Stefania Ulivi, in Corriere della Sera, lunedì 1 settembre 2014)

9. QUANDO GLI SI RICORDA CHE CARMELO BENE LO STIMAVA
"Me lo ricordo ed è una delle pochissime cose di cui vado fiero, però le dico la verità. Sono un pessimista e in fondo, mi atterrisce anche la reazione positiva del pubblico. Ho uno spiccato senso per l'inutilità delle cose, per le esagerazioni, per il microcosmo effimero che tutto trasforma, innalza e brucia in un istante."

10. CICCIO MIRA
"Lo adoro, in fondo BELLUSCONE è un film su di lui. L'ho seguito per due anni e mezzo innamorandomi dei suoi racconti in bilico tra mitomania e naturalezza, lui si è rivisto ed è stato fiero di partecipare."

11. L'INTERVISTA A DELL'UTRI E IL PREZZO DEI SALESIANI A PALERMO 
"Non avevamo un soldo e volevamo girare in teatro. Dopo aver girato per le famose sette chiese, chiediamo aiuto proprio ai salesiani. Fanno un prezzo, poi vengono a sapere della presenza di Dell'Utri e come per magia il prezzo cambia e diventa quasi inesistente."

12. PALERMO E I CASINI
"Casini, con questo film ne avrò sicuramente. Io a Palermo vivo e con Palermo devo fare i conti."

13. MARESCO E CIPRÌ
"Non ci parliamo da anni, dal 2007. "Totò che visse due volte", con le sue faticose storie di censura frammiste ai casini privati dell'esistenza, fu il film che determinò la prima battuta d'arresto tra noi. Di crisi della coppia. In seguito, proprio a Venezia, qualcuno parlò di rinascita comune, ma forse eravamo troppo stanchi per ritrovarci davvero. Si era interrotto qualcosa e non trovammo il filo giusto per riannodare l'affetto. Daniele voleva fare altro. Lui si diverte fisicamente a lavorare intensamente, e se gli togli il set, praticamente, gli spari. Daniele ama la tecnica e detesta l'inazione, mentre io non posso rinunciare alla solitudine e con il cinema ho sempre avuto un rapporto complicato. E' chiaro che lui ha avuto, meritandola, molta più fortuna di me. E' un direttore della fotografia straordinario, ha un'innata predisposizione per l'immagine ed è una macchina iperproduttiva che a volte ti fa chiedere "ma da dove cazzo prende tutta questa energia?". Non nego che in un primo momento ho covato nei suoi confronti molta rabbia e molto risentimento. E indietro, quando provi sentimenti simili, nei rapporti umani non si torna."

14. IL CINEMA E I PERDENTI
"Da ragazzino ero pazzo del cinema americano classico, quello dei perdenti, del destino che alla fine non lo fotti mai ed è sempre lui a fottere te. Sono passati i decenni, ma continuano a piacermi le storie degli sconfitti, degli illusi che si perdono per vanità e ambizione."

15. UNA LUCE NEL BUIO
"Lo spero e ci credo perché vivo di questo. Alla mia età è difficile ricominciare facendo altro. Quando uno ha costellato la propria esistenza di errori, e io sono una di quelle persone che non ha costruito un futuro per sé e ha sperperato le grandi occasioni che la vita mi ha messo sotto il naso, a lavorare sei costretto. E' vero, ho le mie asperità caratteriali e vivo a Palermo che è ancora un luogo periferico. Servono carattere e forza, energia e pelo sullo stomaco per uscirne." 
(dichiarazioni rilasciate a Malcom Pagani, in Il Fatto Quotidiano, lunedì 1 settembre 2014)

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S.O.G.N.O. ergo sum Quando la chiave della realtà risiede nel sogno Il progetto S.E.T.A. in residenza al Teatro Coppola

Agosto è appena finito. In questa mezza estate di sgomberi e disoccupazioni forzate che, a quanto sembra, risultano l'unica politica del Governo a sostegno della creatività e della produzione artistica, a Catania il Teatro Coppola è stato ed è in piena attività con la residenza teatrale del progetto S.E.T.A.
Quattordici attori, maestranze, uno spazio scenico ripensato, rimodulato in funzione del nuovo lavoro di Silvio Laviano. Un percorso creativo che attraversa quello artistico e politico del Teatro Coppola, lasciando come sempre dei segni. La ricerca di un linguaggio per raccontare il sogno shakespeariano, che si intreccia con la città e ne racconta necessità e urgenze. Bisogni e contraddizioni da narrare attraverso un linguaggio onirico che diviene «l'unico mezzo di comunicazione per risvegliarsi e trasformare l'incubo di una vita senza teatro in una vita dove il teatro rappresenta ontologicamente il sogno concreto dell'esistere».
La residenza del progetto S.E.T.A. troverà in "S.O.G.N.O. ergo sum" il proprio compimento, inaugurando nel modo migliore una nuova stagione del Coppola, la quarta, che porrà al centro della propria attività la sperimentazione e le nuove produzioni.

Note di regia
Il progetto S.E.T.A. (Studio Emotivo Teatro Azione) nasce nel gennaio 2014 a Catania da una mia esigenza specifica e personalissima, concretizzando il desiderio di mettere in atto un percorso formativo in linea con i parametri internazionali e "imitando" il processo formativo appartenente a vari ambiti (danza contemporanea, "metodi" specifici dell'arte teatrale, ecc). In questi mesi il S.E.T.A. ha maturato incontri periodici settimanali godendo della partecipazione di numerosi "giovani artisti" e ha rappresentato un punto fermo per tutti coloro che in un percorso personale e autonomo hanno sviluppato l'urgenza indispensabile per la propria crescita artistica ed emotiva, mettendo al primo posto un elemento imprescindibile, secondo me, per un teatro del presente e in pre-visione del futuro: la ricerca. Ricerca del proprio linguaggio espressivo, emotivo, fisico e soprattutto dell'urgenza del "fare teatro", di un'urgenza ormai rara nella nostra società, l'urgenza di agire bene, dire bene e comunicare in profondo con se stessi e soprattutto con un "pubblico". Il presupposto essenziale del teatro è la presenza di un atto "pubblico", ed è per questo che lo sviluppo del progetto S.E.T.A. non poteva altro che agire nel tempo e nello spazio se non con lo sviluppo del processo creativo in una performance "pubblica"... più che di uno spettacolo parlerei di un progetto che per adempiersi pienamente ha bisogno della "rappresentazione", atto essenziale per rendere la "ricerca" finalizzata, parafrasando B. Brecht, allo scopo del "ricreativo", e ogni atto rappresentativo ha bisogno di un luogo deputato: il teatro. L'unico teatro di Catania, a mio avviso, che vive e si erge con la medesima urgenza del S.E.T.A. è il Teatro Coppola Teatro dei Cittadini, luogo che vive e sopravvive fuori da ogni meccanismo "commerciale" e "salottiero"... luogo che grazie alla sua "in-stabilita" fa dell'urgenza il motore di una ricerca costante e creativa. Nel cuore del quartiere simbolo di Catania, il S.E.T.A. ha l'opportunità di godere di una residenza "in civita"... di una collaborazione e creazione in atto tra 14 attori (provenienti dal S.E.T.A.) e varie eccellenze tecniche/artistiche del Teatro Coppola. Godere di una residenza è per noi del S.E.T.A. un'opportunità altissima per sviluppare sempre più la coscienza di prendersi cura del "bene comune"... prendersi cura del teatro facendo teatro, prendersi cura di una città vivendo la "civitas". Dunque un progetto S.E.T.A. "civitoto"... e se il teatro catanese, in modo reazionario e antiquato si erge, ahimè, su glorie di "civitoti passati" l'unico tema possibile da affrontare come pre-visione di un futuro è: il sogno! Un progetto S.O.G.N.O. nella sua accezione più concreta, un sogno che "deve" diventare una realtà, proprio come i giovani che hanno frequentato il S.E.T.A., il lavoro su una drammaturgia onirica, sulla ri-lettura e su una tra-dizione del sogno shakespeariano possono cambiare le cose... possono concretizzare il "sogno" di molti. Un "teatro d'urgenza" è ancora possibile a Catania. "A midsummer night's dream" diventa un pre-testo per risvegliarsi dal buio di una notte catanese... trovare nel linguaggio onirico l'unico mezzo di comunicazione per risvegliarsi e trasformare l'incubo di una vita senza teatro in una vita dove il teatro rappresenta ontologicamente il sogno concreto dell'esistere: S.O.G.N.O. ergo sum ed è grazie all'organicità di un luogo come il Teatro Coppola, di una residenza "creativa" che si può rendere concreto ogni processo onirico, e grazie alla presenza di tecnici/attori/sognanti che ad occhi aperti si potrà rendere possibile un «sogno fatto in Sicilia» (L. Sciascia).

Silvio Laviano

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