LA DETONAZIONE DELLA NAUSEA NEL 'VITALISMO INFELICE' DI FRANCO MARESCO

FRANCO MARESCO

Anatomia del cineasta "assente"
( al Festival di Venezia per l' anteprima del suo BELLUSCONE )

1. "BELLUSCONE" NON È STATO MESSO IN GARA PER IL "LEONE D'ORO"
"Non me ne frega niente e l'ho detto anche a Barbera. Facciamo un confronto con venti anni fa. Con Pontecorvo fummo molto più esigenti. O Concorso o niente. Altro cinema. Altra Italia. E infatti non andammo a Venezia. Non se ne fece nulla. Sia "Lo zio di Brooklyn" sia "Totò che visse due volte" andarono a Berlino. All'epoca eravamo convinti che per film come i nostri, un direttore di un festival dovesse avere il coraggio necessario a presentarli. Adesso lo scenario è cambiato. Il cinema è finito. Quello che ho detto a Barbera è che m'imbarazza stare in un posto dove c'è un tappeto rosso, ma che forse avrebbe fatto meglio a metterlo in Concorso per dare un segno a quei registi che provano a fare qualcosa di diverso, a uscire dagli schemi. Ma va bene così. Stare al centro dell'attenzione mi avrebbe creato molte paranoie."

2. LA NAUSEA
"Non riesco più a uscire dalla nausea. Un vitalismo infelice sostituisce l'energia che non ho più."
(dichiarazioni rilasciate a Giona A.Nazzaro, in Film Tv, n.35, 7-13 settembre 2014)

3. NON ESSERCI A VENEZIA
"Non potevo venire a Venezia, ho problemi di famiglia, ho problemi con me stesso, mi faceva paura l'idea dello sbarco con tutti che ti aspettano, ti fotografano, usano il cellulare, mi vengono attacchi di panico solo al pensiero. Sono consapevole della mia fragilità, non ho mai avuto la forza di Daniele Ciprì, e neanche puoi dire alla gente "scusate soffro di depressione", ti guardano male, porti pure iella."

4. LA SCOMMESSA
"Sono contento per tutti quelli che hanno lavorato nel film, e non è stato facile, perché nessuno ci credeva. Mi fa stare bene il pensiero di aver vinto un paio di scommesse: quella di finire il film, visto che ormai, per carattere e per depressione, mi sono fatto la fama di uno inaffidabile, che non porta a termine niente, e poi la scommessa di averlo finito in tempo per Venezia. Ma se penso a me, personalmente, tutto mi sembra inutile."
(dichiarazioni rilasciate a Maria Pia Fusco, in la Repubblica, lunedì 1 settembre 2014)

5. PALERMO
"Fare cinema altrove era da codardi. Quando con Ciprì facevamo "Cinico Tv" eravamo mossi da una rabbia infinita per questa terra, ma anche da un grande amore per gli ultimi sprazzi d'umanità. Mi è rimasta solo la rabbia. Nelle periferie c'è una disperazione terrificante, una sorta d'invasione degli ultracorpi, tra vestiti griffati, scarpe rubate, trucchi pesanti, occhi sempre puntati su smartphone di provenienza equivoca. E' lo sguardo delle persone a essere sparito."
( dichiarazione riportata da Fabio Ferzetti nella sua recensione al film, in Il Messaggero, lunedì 1 settembre 2014 )

6. PALERMO E BERLUSCONI
"Sì, è vero, la canzone "Vorrei conoscere Berlusconi" esiste, non è un'invenzione. Una delle cose che più mi ha colpito è che proprio un ragazzo di Villagrazia di Palermo, il luogo di cui fu padrone assoluto il mafioso d'altri tempi Stefano Bontade, ha pensato un giorno di comporre un brano del genere. Un pezzo in cui Berlusconi è visto come l'unica persona in grado di far salire tutti i gradini della scala sociale. (…) Anche mentre precipitava nella tragedia e nella farsa, Berlusconi in Sicilia non è mai stato abbandonato… Con la crisi, poi, le cose non migliorano, anzi. Palermo è una città che sta male, che non dà segni di cambiamento, dove la cosa peggiore, cioè l'indifferenza, non fa che aumentare."
(dichiarazioni rilasciate a Fulvia Caprara, in La Stampa, oggi lunedì 1 settembre 2014)

7. MARESCO E DELL'UTRI
"Non c'è verità giudiziaria che possa cambiare quello che già sappiamo. Con lui ho conversato per un'ora, c'è stato davvero un guaio tecnico. L'unico modo per irridere la sua omertà era convertire l'incidente in altro, farlo diventare un personaggio di "Cinico Tv"."

8. TRE FALLIMENTI
"Le vite parallele di tre poveretti, il racconto dei loro fallimenti: quello politico di Silvio Berlusconi, quello dell'impresario di cantanti neomelodici Ciccio Mira, messo in un angolo dalle sue stesse creature che sembrano arrivate da un'invasione di ultracorpi. E il mio come regista." 
(dichiarazioni rilasciate a Stefania Ulivi, in Corriere della Sera, lunedì 1 settembre 2014)

9. QUANDO GLI SI RICORDA CHE CARMELO BENE LO STIMAVA
"Me lo ricordo ed è una delle pochissime cose di cui vado fiero, però le dico la verità. Sono un pessimista e in fondo, mi atterrisce anche la reazione positiva del pubblico. Ho uno spiccato senso per l'inutilità delle cose, per le esagerazioni, per il microcosmo effimero che tutto trasforma, innalza e brucia in un istante."

10. CICCIO MIRA
"Lo adoro, in fondo BELLUSCONE è un film su di lui. L'ho seguito per due anni e mezzo innamorandomi dei suoi racconti in bilico tra mitomania e naturalezza, lui si è rivisto ed è stato fiero di partecipare."

11. L'INTERVISTA A DELL'UTRI E IL PREZZO DEI SALESIANI A PALERMO 
"Non avevamo un soldo e volevamo girare in teatro. Dopo aver girato per le famose sette chiese, chiediamo aiuto proprio ai salesiani. Fanno un prezzo, poi vengono a sapere della presenza di Dell'Utri e come per magia il prezzo cambia e diventa quasi inesistente."

12. PALERMO E I CASINI
"Casini, con questo film ne avrò sicuramente. Io a Palermo vivo e con Palermo devo fare i conti."

13. MARESCO E CIPRÌ
"Non ci parliamo da anni, dal 2007. "Totò che visse due volte", con le sue faticose storie di censura frammiste ai casini privati dell'esistenza, fu il film che determinò la prima battuta d'arresto tra noi. Di crisi della coppia. In seguito, proprio a Venezia, qualcuno parlò di rinascita comune, ma forse eravamo troppo stanchi per ritrovarci davvero. Si era interrotto qualcosa e non trovammo il filo giusto per riannodare l'affetto. Daniele voleva fare altro. Lui si diverte fisicamente a lavorare intensamente, e se gli togli il set, praticamente, gli spari. Daniele ama la tecnica e detesta l'inazione, mentre io non posso rinunciare alla solitudine e con il cinema ho sempre avuto un rapporto complicato. E' chiaro che lui ha avuto, meritandola, molta più fortuna di me. E' un direttore della fotografia straordinario, ha un'innata predisposizione per l'immagine ed è una macchina iperproduttiva che a volte ti fa chiedere "ma da dove cazzo prende tutta questa energia?". Non nego che in un primo momento ho covato nei suoi confronti molta rabbia e molto risentimento. E indietro, quando provi sentimenti simili, nei rapporti umani non si torna."

14. IL CINEMA E I PERDENTI
"Da ragazzino ero pazzo del cinema americano classico, quello dei perdenti, del destino che alla fine non lo fotti mai ed è sempre lui a fottere te. Sono passati i decenni, ma continuano a piacermi le storie degli sconfitti, degli illusi che si perdono per vanità e ambizione."

15. UNA LUCE NEL BUIO
"Lo spero e ci credo perché vivo di questo. Alla mia età è difficile ricominciare facendo altro. Quando uno ha costellato la propria esistenza di errori, e io sono una di quelle persone che non ha costruito un futuro per sé e ha sperperato le grandi occasioni che la vita mi ha messo sotto il naso, a lavorare sei costretto. E' vero, ho le mie asperità caratteriali e vivo a Palermo che è ancora un luogo periferico. Servono carattere e forza, energia e pelo sullo stomaco per uscirne." 
(dichiarazioni rilasciate a Malcom Pagani, in Il Fatto Quotidiano, lunedì 1 settembre 2014)

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S.O.G.N.O. ergo sum Quando la chiave della realtà risiede nel sogno Il progetto S.E.T.A. in residenza al Teatro Coppola

Agosto è appena finito. In questa mezza estate di sgomberi e disoccupazioni forzate che, a quanto sembra, risultano l'unica politica del Governo a sostegno della creatività e della produzione artistica, a Catania il Teatro Coppola è stato ed è in piena attività con la residenza teatrale del progetto S.E.T.A.
Quattordici attori, maestranze, uno spazio scenico ripensato, rimodulato in funzione del nuovo lavoro di Silvio Laviano. Un percorso creativo che attraversa quello artistico e politico del Teatro Coppola, lasciando come sempre dei segni. La ricerca di un linguaggio per raccontare il sogno shakespeariano, che si intreccia con la città e ne racconta necessità e urgenze. Bisogni e contraddizioni da narrare attraverso un linguaggio onirico che diviene «l'unico mezzo di comunicazione per risvegliarsi e trasformare l'incubo di una vita senza teatro in una vita dove il teatro rappresenta ontologicamente il sogno concreto dell'esistere».
La residenza del progetto S.E.T.A. troverà in "S.O.G.N.O. ergo sum" il proprio compimento, inaugurando nel modo migliore una nuova stagione del Coppola, la quarta, che porrà al centro della propria attività la sperimentazione e le nuove produzioni.

Note di regia
Il progetto S.E.T.A. (Studio Emotivo Teatro Azione) nasce nel gennaio 2014 a Catania da una mia esigenza specifica e personalissima, concretizzando il desiderio di mettere in atto un percorso formativo in linea con i parametri internazionali e "imitando" il processo formativo appartenente a vari ambiti (danza contemporanea, "metodi" specifici dell'arte teatrale, ecc). In questi mesi il S.E.T.A. ha maturato incontri periodici settimanali godendo della partecipazione di numerosi "giovani artisti" e ha rappresentato un punto fermo per tutti coloro che in un percorso personale e autonomo hanno sviluppato l'urgenza indispensabile per la propria crescita artistica ed emotiva, mettendo al primo posto un elemento imprescindibile, secondo me, per un teatro del presente e in pre-visione del futuro: la ricerca. Ricerca del proprio linguaggio espressivo, emotivo, fisico e soprattutto dell'urgenza del "fare teatro", di un'urgenza ormai rara nella nostra società, l'urgenza di agire bene, dire bene e comunicare in profondo con se stessi e soprattutto con un "pubblico". Il presupposto essenziale del teatro è la presenza di un atto "pubblico", ed è per questo che lo sviluppo del progetto S.E.T.A. non poteva altro che agire nel tempo e nello spazio se non con lo sviluppo del processo creativo in una performance "pubblica"... più che di uno spettacolo parlerei di un progetto che per adempiersi pienamente ha bisogno della "rappresentazione", atto essenziale per rendere la "ricerca" finalizzata, parafrasando B. Brecht, allo scopo del "ricreativo", e ogni atto rappresentativo ha bisogno di un luogo deputato: il teatro. L'unico teatro di Catania, a mio avviso, che vive e si erge con la medesima urgenza del S.E.T.A. è il Teatro Coppola Teatro dei Cittadini, luogo che vive e sopravvive fuori da ogni meccanismo "commerciale" e "salottiero"... luogo che grazie alla sua "in-stabilita" fa dell'urgenza il motore di una ricerca costante e creativa. Nel cuore del quartiere simbolo di Catania, il S.E.T.A. ha l'opportunità di godere di una residenza "in civita"... di una collaborazione e creazione in atto tra 14 attori (provenienti dal S.E.T.A.) e varie eccellenze tecniche/artistiche del Teatro Coppola. Godere di una residenza è per noi del S.E.T.A. un'opportunità altissima per sviluppare sempre più la coscienza di prendersi cura del "bene comune"... prendersi cura del teatro facendo teatro, prendersi cura di una città vivendo la "civitas". Dunque un progetto S.E.T.A. "civitoto"... e se il teatro catanese, in modo reazionario e antiquato si erge, ahimè, su glorie di "civitoti passati" l'unico tema possibile da affrontare come pre-visione di un futuro è: il sogno! Un progetto S.O.G.N.O. nella sua accezione più concreta, un sogno che "deve" diventare una realtà, proprio come i giovani che hanno frequentato il S.E.T.A., il lavoro su una drammaturgia onirica, sulla ri-lettura e su una tra-dizione del sogno shakespeariano possono cambiare le cose... possono concretizzare il "sogno" di molti. Un "teatro d'urgenza" è ancora possibile a Catania. "A midsummer night's dream" diventa un pre-testo per risvegliarsi dal buio di una notte catanese... trovare nel linguaggio onirico l'unico mezzo di comunicazione per risvegliarsi e trasformare l'incubo di una vita senza teatro in una vita dove il teatro rappresenta ontologicamente il sogno concreto dell'esistere: S.O.G.N.O. ergo sum ed è grazie all'organicità di un luogo come il Teatro Coppola, di una residenza "creativa" che si può rendere concreto ogni processo onirico, e grazie alla presenza di tecnici/attori/sognanti che ad occhi aperti si potrà rendere possibile un «sogno fatto in Sicilia» (L. Sciascia).

Silvio Laviano

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SENZA CATENACCI

Dobbiamo molto al Teatro Valle.

L'appello lanciato tre anni fa con l'occupazione del più antico teatro romano invitava il mondo dell'arte a mettere da parte la prudenza, chiedeva agli artisti di ritornare per strada, di rimettersi in gioco come individualità politiche uscendo fuori dal ghetto dell'intrattenimento e del disimpegno, rifiutando allo stesso tempo un sistema di gestione della cultura verticistico e monopolista. È stato l'inizio di una stagione di improvvisazione creativa alla ricerca, se non di un nuovo modello, di una nuova socialità. Quell'appello ha catalizzato una serie di esperienze diversissime fra loro ma accomunate tutte da un palese gesto di sfiducia verso le istituzioni, dalla necessità di sottrarre le proprie esistenze di artisti e cittadini all'arroganza di amministrazioni sfrenate nello svendere ai privati patrimoni e dignità collettive al solo fine di ricavarne privilegio e clientela.

Sono stati tanti e ripetuti gli atti di volontà che, in tal senso, hanno sottratto spazi all'abbandono ed esercitato il diritto a una cultura veicolata dal basso.

Teatro Coppola Teatro dei Cittadini (CT), Teatro Garibaldi Aperto (PA), Ex Asilo Filangieri (NA), Teatro Pinelli (ME), Teatro Rossi (PI), Nuovo Cinema Palazzo (Roma), Macao (MI), Teatro Mediterraneo (PA), Teatro Marinoni (VE), S.A.L.E. Docks (VE), in tutti questi luoghi, in ognuno diversamente, si è abbandonata la prudenza per rivendicare la sfiducia, si è smesso di chiedere permesso al Potere rivendicando il poter fare.

Oggi, a tre anni da quell'appello, il Teatro Valle Occupato si è autosgomberato, costretto a un atto clamoroso e traumatico da un ricatto sbandierato come trattativa da parte delle istituzioni: forzato alla fiducia con la sibillina perfidia che solo gli apparati di governo sanno mettere in campo.

Siamo solidali con l'assemblea del Teatro Valle Occupato senza alcuna remora e ne sosteniamo le ragioni che porteranno ai confronti istituzionali dei prossimi giorni. Non possiamo però, con questo, accettare le pratiche di una amministrazione preoccupata esclusivamente di reimpossessarsi di un luogo per forzarlo nuovamente alla propria autorità e al proprio arrogante sistema di gestione, azzerando, di fatto e cinicamente, tre anni di sperimentazione, creatività, laboratorio politico e culturale in nome della legalità.

A nostro avviso l'unica apertura praticabile nei confronti del Potere è quella che ne scardina i catenacci. Occupare resta un valore. 

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Coppola o scuru

Stamattina i solerti tutori dell'ordine elettrico hanno tagliato la luce al Teatro Coppola Teatro dei Cittadini.

Su tale “legittimo” provvedimento preferiamo non fare facili illazioni, frutto esclusivo di intelligenze “illegittime” quali ci onoriamo di essere.

Ci piace però sottolineare che noi non abbiamo paura del buio, anzi.

È nel buio mortificante di questa città che abbiamo scelto di riaccendere per tutti le luci di uno storico palco.

È nel buio accogliente della sala che, per tutti, ogni sera accendiamo le luci di una ribalta civile, visionaria, eterogenea e libera.

Riposizioniamo i pezzi e andiamo avanti, come sempre.

Lo spettacolo continua.

Buio in sala!

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#IOOCCUPO

#ioccupo è un gioco dei più semplici. Basta poco e pochi materiali: un foglio, un pennarello, una macchina fotografica (o cellulare con fotocamera), una connessione a internet. E' un gioco tanto semplice, da sembrare banale. Ma i giochi sono tali solo per chi non li gioca. O non li capisce. I giochi richiedono fantasia. Creatività. Ma soprattutto motivazione. Se si chiedesse a un bambino che sta giocando cosa stia facendo, la reazione sarebbe quella di un adulto che sta lavorando. La motivazione, la stessa. Ed è quella motivazione che, con questo gioco, cerchiamo di recuperare. La motivazione di chi crede che qualcosa possa essere ancora costruito o modificato. In meglio, è certo. Che pensa che non sempre le regole conosciute siano esatte. Che s'inventa un teatro da un magazzino abbandonato. E ci crede così tanto che, alla fine, il teatro esiste davvero.
#iooccupo è un gioco dei più semplici. Basta poco e pochi materiali. Ma di motivazione ne richiede. E tanta.
Se sostieni il Teatro Coppola Teatro dei Cittadini gioca con noi. D'altronde questo è un gioco di cui fai parte dal primo giorno.

Regole del gioco: con un pennarello traccia delle linee su un foglio fino a comporre la frase #IOOCCUPO più la tua professione (ad es. "#IOOCCUPO – INSEGNANTE). Fatti scattare una foto con il foglio in mano e condividila sulla pagina facebook del Teatro Coppola Teatro dei Cittadini, digitando l'hashtag #iooccupo.

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