18 giugno 2013 (Messina) - Presentazione campagna "LiberaMente" Presentazione campagna "LiberaMente" per la tutela dei diritti civili delle persone sottoposte a Tso in psichiatria
Martedì 18 giugno - 9,30-19,00
Chiesa Santa Maria Alemanna, via Sant'Elia - Messina
E' possibile una psichiatria che non sia coercitiva? Sembrerebbe di no. Dato che la legge universalmente considerata come la più avanzata al mondo (la 180) nel chiudere la stagione manicomiale in Italia, di fatto ripropone l'esigenza di regolare il ricovero coatto in psichiatria.
L'internamento e le cure forzate assumono, dal 1978, il nome rassicurante di Accertamento e Trattamento Sanitario Obbligatorio. L'elettroshock, le camice di forza, la lobotomia, vengono sostituiti da più rassicuranti "farmaci".
Quello che non cambia è la sostanza dell'intervento psichiatrico: curare malattie che spesso le persone non ritengono di avere, attraverso "cure" che gli stessi non ritengono necessarie.
C'è un conflitto fra chi dice di esercitare una professione medica di aiuto e chi questo aiuto lo rifiuta. Conflitto che da sempre la psichiatria risolve affermando che le persone non sono "coscienti della loro malattia". Sulla base di questa presunzione sui pazienti psichiatrici sono state sperimentate (e si sperimentano) ogni sorta di intervento psichico, fisico e chimico.
E pur se, a guardare la storia, gli utenti hanno sempre avuto ragione a rifiutare il ricovero in manicomio, l'elettroshock, la lobotomia ... e i loro "curatori" sempre torto: noi continuiamo a dar credito ai secondi e a ridurre i diritti civili e la libertà di scelta dei primi.
A dimostrare la profonda ambiguità della pratica coercitiva in psichiatria, ancorchè giustificata da esigenze sanitarie, c'è la norma che regola il Tso alla stregua di un fermo di polizia, determinandone la durata e le garanzie giurisdizionali per le persone sottoposte, ivi compresa la possibilità di opporvisi. E' chiaro che dopo la tragica esperienza manicomiale, il legislatore tentava di limitare i possibili abusi di una pratica che, ancora oggi, si basa su giudizi arbitrari sulle condotte e i comportamenti altrui.
E' altrettanto chiaro però che, negli anni, si è consolidata una prassi che disattende o aggira i limiti e le tutele previste dalla normativa, riportando di fatto la situazione dell'assistenza psichiatrica all'anno zero manicomiale da cui ci si intendeva affrancare.
La giornata di studio proposta intende, a partire da esperienze/testimonianze dirette, lanciare la campagna regionale per l'applicazione di norme certe di autotutela dei cittadini, aprendo un confronto circa la necessità dei trattamenti coatti e sulla possibilità di una loro messa a bando e superamento nel rispetto del diritto di scelta di ogni cittadino - Giuseppe Bucalo



